Sicurezza
FOTO CHOC IN RIANIMAZIONE
«Sono angeli, non mostri: togliete quegli infermieri dalla gogna»
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GROSSETO. A un mese di distanza dalla pubblicazione su Facebook delle foto dei travestimenti di tre infermieri nel reparto di Rianimazione davanti a pazienti in coma, continuano ad arrivare attestazioni di stima e solidarietà al personale coinvolto. «Gli infermieri come tutto il personale sanitario - scrive un collega, Dante Alessandrini - ogni giorno affrontano malattia, morte, sofferenza e un coinvolgimento emotivo che non termina timbrando il cartellino; stati d'animo che portiamo a casa negandoci a volte di vivere il resto della giornata serenamente come le nostre famiglie pretendono e come è giusto che sia. Perché mettere alla gogna chi cerca di demonizzare la sofferenza propria e altrui improvvisando scenette divertenti? Nelle rianimazioni non tutti gli assistiti sono privi di conoscenza. Un sorriso, una battuta a volte pagano più di mille farmaci. Cari colleghi, non conosco i vostri nomi ma conosco la professionalità e l'operato che distingue la Rianimazione. Credo di immaginare il vostro stato d'animo, vi sono vicino... È vero, questi operatori hanno commesso una leggerezza e ne risponderanno, ma chiedo di non accusarli moralmente: scambiare la pietas con superficialità e incompetenza è troppo semplice e ingiusto». Stesso tono nella lettera di due infermiere, Silvia Romualdi e Sonia Grassi delle Malattie infettive, che invitano a non giudicare da lontano ogni leggerezza di chi ama e svolge con dignità, umanità e competenza la propria professione. «Denuncia, giudizio, danno - scrivono - sono state le parole usate; non si pensa al sapere, rispetto, aiuto, ascolto che quotidianamente viene garantito dalla nostra professione. Prima di giudicare un comportamento discutibile ma atto a non nuocere, riflettiamo su quanto di buono c'è dietro una zona d'ombra». Scrive anche chi in quel reparto ha avuto ricoverato un parente. «È stato solo grazie alla celerità, alla preoccupazione, al pronto intervento e alle cure ricevute dal personale di quel reparto che, nel più breve tempo possibile e in modo del tutto insperato, questa persona data per spacciata dopo un grave incidente è uscita da una situazione disperata», scrive Alessandra Grechi. «Con nostra grande sorpresa tutto il personale ci ha dato speranza e protezione. Medici e infermieri, oltre che con le cure necessarie, arrivavano sempre con un sorriso, le parole giuste, serietà e serenità rassicuranti e incoraggianti. Ho pensato: "Sono degli angeli". Voglio portare la mia testimonianza a difesa di quegli angeli che, probabilmente, sono stati solo vittime di una macabra montatura». E questo è stato anche il sospetto circolato in quei giorni, alimentato dalle perplessità sulla tempistica dello "scandalo", scoppiato a oltre un anno dai fatti e a ridosso delle dichiarazioni del sindaco di Siena di voler "scippare" a Grosseto l'eccellenza sulla robotica. Le indagini sono in corso ma, a quanto pare, con le nuove accuse del farmacologo Garattini (che senza motivo coinvolgono l'ospedale grossetano), i veleni sul Misericordia non sono finiti. F.F.
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