«Una violenza così solo nei film»
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ARMA Con la quale sono stati massacrati i due carabinieri Il vigile urbano che ha soccorso i due militari: non riuscivo a riconoscerli
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SORANO. «Impassibili, non hanno detto una parola. Solo la ragazza di 17 anni piangeva e diceva che lei non c'entrava niente. Ma i tre ragazzi sembravano indifferenti: non hanno dato nessuna giustificazione, eppure avevano appena massacrato due carabinieri ed erano con le manette». Così Emidio Guberti, vigile urbano a Sorano, descrive i quattro giovani arrestati per il tentato omicidio di due carabinieri che li avevano fermati per un controllo vicino a Sorano dopo un rave party. «Li ho potuti osservare per almeno venti minuti mentre davo supporto ai carabinieri - prosegue l'agente - e mi hanno fatto impressione per la freddezza. Sembravano normali, e nemmeno mezz'ora prima hanno fatto un massacro». I quattro sono stati interrogati dai carabinieri di Pitigliano. Da quello che emerge dall'inchiesta, i ragazzi, arrivati in caserma, avrebbero accusato il più grande dei quattro, l'unico maggiorenne, Matteo Gorelli. «Lui ha perso la testa, e noi non abbiamo capito più nulla», hanno detto. Guberti è stato tra i primi a soccorrere i due carabinieri aggrediti a bastonate tra Sorano e Pitigliano. «I militari - racconta - gli hanno comunicato che stavano per revocargli la patente e mentre prendevano i dati del conducente, è scattata un'aggressione furiosa. Pensavo che certe cose accadessero solo nei film, invece mi sono accorto di come può essere violento un uomo». Ieri mattina il vigile era in servizio per controllare la viabilità vicino al fiume Fiora, sotto la frazione di Sovana, dove da venerdì è in corso un rave party. «Appena sono arrivato mi sono insospettito subito. Stranamente non c'erano i carabinieri, eppure davanti al terreno era stata allestita una pattuglia fissa da tre giorni. Allora - continua - ho chiamato il comandante della stazione che mi ha detto dell'agguato. A questo punto ho proseguito sulla provinciale per vedere di dare una mano e dopo tre chilometri su uno slargo c'era l'auto della pattuglia. In terra, distesi, ho notato i due carabinieri. È stata la scena più violenta che abbia mai visto. Non sono riuscito a riconoscere due amici. L'appuntato non era cosciente, aveva la testa, tra collo e nuca, aperta da una ferita, quasi sicuramente fatta con una bastonata - ricorda -. I sanitari del 118 provavano a far parlare l'altro carabiniere, ma era stordito e aveva il volto totalmente tumefatto, non ci riusciva. Poi mi sono spostato un chilometro e mezzo più avanti, poco prima di San Martino sul Fiora, dove altri carabinieri hanno arrestato i quattro. Erano ancora lì e li ho potuti vedere bene prima di andare tutti in colonna alla compagnia di Pitigliano». Domenico Marino, 35 anni, il carabiniere scelto che rischia di perdere un occhio, arrivato in ospedale, con un filo di voce ha sussurrato ai sanitari i nomi di due dei quattro ragazzi. Li aveva scritti sul verbale e li ricordava: «Ditelo al mio capitano, sono loro». Intanto, il suo collega, l'appuntato Antonio Santarelli, 43 anni, era sotto i ferri per un brutto ematoma alla testa. Adesso è tenuto in coma farmacologico, e le sue condizioni sono gravi. ALTRI SERVIZI A PAGINA 2-3
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