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Olio Dop, alla fine scoppia la pace

<b>PEREGRINE </b>David e Claudia, la coppia di inglesi che da anni commercializza l&#146;olio seggianese
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PEREGRINE David e Claudia, la coppia di inglesi che da anni commercializza l’olio seggianese

Seggiano, trattativa a buon punto tra il Consorzio e gli inglesi Peregrine

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 SEGGIANO. Olio di Seggiano, la polemica per la Denominazione di origine protetta sta per placarsi. Ed è la prima volta, da quando il Consorzio di olio di olivastra ha raggiunto il traguardo del marchio Dop, che la Peregrine Trading, azienda inglese che da anni commercializza di fatto l'olio seggianese, sembra chiedere tregua al consorzio.  A Seggiano si sta lavorando alacremente per trovare un accordo sulla ormai famosa querelle del marchio "Seggiano dop",. Una polemica scoppiata fra il Consorzio di olio di olivastra seggianese da un lato, il quale ha ottenuto la dop per l'olio di olivastra seggianese, dopo 10 anni di attesa e che lo vorrebbe commercializzare col nome Seggiano, e la Peregrine Trading, un'azienda di inglesi che da anni risiede in zona e che già commercializza un olio e altri prodotti col nome Seggiano. Per un po' la baruffa fra i due contendenti riguardo al nome da scrivere sull'etichetta, è stata aspra. Ma adesso, dopo essersi rimboccate le maniche e per amore verso il territorio, le parti si sono sedute attorno a un tavolo e stanno trattando per cercare la pace. Perché l'accordo sarebbe davvero un valore aggiunto alla possibilità di commercializzare con successo il prodotto di recente griffato.  Già dallo scorso febbraio, infatti, Consorzio di olivastra e Peregrine Trading sono in fase di trattativa, come raccontano gli stessi inglesi. «Stiamo lavorando a 3 ordini di problemi. Noi abbiamo offerto di convertire al Dop tutto l'olio che vendiamo. Se riusciamo a farlo sarà un bel colpo per l'olio di olivastra Dop, perché ne vendiamo in quantità notevole. L'anno scorso, ad esempio, 19.000 bottiglie da mezzo litro e 6000 da 1 litro. Ci costerà, questa operazione, dai 10 ai 20.000 euro all'anno, ma siamo disposti a farlo».  La seconda questione sul tavolo «va risolta con ingegno. Consorzio e noi, sulla maniera di rappresentazione del Dop non dobbiamo creare confusione. Vorremmo che prima dell'inizio di stagione olearia, tutto fosse definito, altrimenti dovremo attendere altri 6 mesi per la ripubblicazione del marchio. E infine si agisce, come azienda, per proteggere il nostro marchio, già esistente dal 1996. A questo punto, siamo conosciuti e apprezzati. Il Financial Times, nel suo Magazine di febbraio, ci ha posizionato fra i primi tre in una gara fra 100 oli di tutto il mondo. Noi, unico olio italiano incoronato con uno greco e uno cileno».  Insomma i Peregrine hanno sotterrato l'ascia di guerra e adesso desiderano solamente trovare un accordo col Consorzio: «L'attuale presidente del Consorzio seggianese, Oriano Savelli - afferma Peregrine - vuole che questa operazione vada in porto e anche noi ci teniamo. Dispiace, invece, tantissimo, che il consiglio precedente non sia mai venuto a cercarci per parlare e trovare una soluzione. Dispiace, sì, perché se avessimo parlato prima, tutto questo guazzabuglio sarebbe stato evitabile». I Peregrine sono appena tornati da Manhattan dove hanno preso contatti con la catena Wolhe Food, che possiede negozi di qualità e che si è mostrata interessata all'olio di Seggiano. «Ma lavoriamo con Boston e S. Francisco. Questo olio lo stiamo facendo conoscere a tutto il mondo - affermano gli inglesi, che, comunque, sottolineano due ordini di problemi legati al dop - Essendo monocultivar è assai difficile mantenere e rispettare i parametri imposti e la qualità dell'olio. E poi abbiamo preoccupazione per le 30-40 famiglie che ci forniscono le olive. La troppa burocrazia che è presente in queste situazioni potrebbe ritorcersi loro contro».  F.B.

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