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Grosseto

Empoli incredula: sono bravi ragazzi

<b>RAVE PARTY </b>Sopra e nella foto centrale il rave party a Sorano
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RAVE PARTY Sopra e nella foto centrale il rave party a Sorano

Una madre: «Mio figlio è un lavoratore, mai dato problemi»

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 EMPOLI. Uno studente, un ragazzo che lavora insieme ai genitori commercianti e il terzo che fa l'apprendista in una azienda artigiana. Tre giovani, 19 anni il primo e 17 gli altri due, che hanno lasciato gli abiti dei bravi ragazzi e hanno aggredito a bastonate i due carabinieri.  Un corto circuito di violenza, ma nei loro paesi nessuno, né le famiglie e né gli amici, riesce a spiegare questa reazione inaudita. «No, i nostri ragazzi non possono essere stati», questo il commento all'unisono alla notizia dell'aggressione. Uno dei minorenni lavora coi genitori in un locale dell'Empolese. Domenica ha lavorato fino a tardi. Poi ha chiesto a mamma e babbo di andare a divertirsi con gli amici. I genitori lo hanno accontentato: «Ancora non so niente. Vorrei andare da lui, ma mi hanno detto che per ora non posso. Ma devo capire che cosa è successo». Parole dettate dal cuore e segnate dallo sconforto. Frasi di una mamma col cuore spezzato al pensiero di un figlio-modello salutato dopo una giornata di lavoro e ritrovato attraverso una telefonata dei carabinieri: «Suo figlio è stato arrestato insieme a tre amici per aver massacrato due carabinieri». Prima di subire anche l'umiliazione della perquisizione dell'abitazione. «Ma mio figlio - assicura la donna - non ha mai fatto niente di male. Non ci ha mai creato problemi». Lui è finito in manette, lei è sconvolta. Ma ieri, insieme al marito, ha deciso di tenere comunque aperto il locale, anche con quel macigno sullo stomaco: «Domenica mio figlio ha lavorato con noi fino a mezzanotte. Poi, dopo una lunga giornata di lavoro, gli ho dato il permesso di andare in giro con gli amici». Ma il regalo di Pasqua si è trasformato in un tormento che lascerà il segno. Non poteva immaginare il rave party, l'alcol-test e l'aggressione.  Al campanello di casa dell'unico maggiorenne del gruppetto, Matteo Gorelli, 19 anni, di Cerreto Guidi, non risponde nessuno. Di fronte all'abitazione in via Piave, è parcheggiato il suo scooter grigio. E anche qui la reazione è la stessa della mamma dell'altro. Matteo? Impossibile. Vicini e amici, tutti ne parlano come «un bravo ragazzo». Figlio di genitori separati, la mamma impiegata delle Poste e il padre con un'attività in proprio, Matteo frequenta l'istituto tecnico a Empoli. «Un'intelligenza brillante, un creativo e un ragazzo educato - è Rita Borghini a parlare, sua insegnante alle elementari - anche ora è sempre lui il primo a salutare. Era uno tra i più bravi della classe. Non riesco a credere a quello che è successo». Concetti ripetuti anche da chi conosce l'altro minorenne del gruppo, che vive a Vinci e lavora come apprendista in un'azienda artigiana. Anche i suoi genitori hanno ricevuto la visita dei carabinieri e poi sono partiti alla volta di Sorano, per capire se il loro figlio in una notte di follia si è trasformato in un mostro capace di partecipare a un'azione violenta. Lui che violento non è, dice un amico: «È un tranquillo». (s.b.-f.t.)

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