Il Tirreno

Grosseto

Sentieri ko, addio alla corsa Funky

<b>FOTO CHOC </b>A destra le moto nel bosco sopra: la gara in bici
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FOTO CHOC A destra le moto nel bosco sopra: la gara in bici

Foto choc degli organizzatori, ripresi i raid dei motociclisti nel bosco

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 PUNTA ALA. Solo un anno fa la manifestazione Funky day, la kermesse che coinvolge migliaia di cicloturisti appassionati di mountain bike provenienti da tutta Italia e anche dall'Europa, era stata accolta con un enorme successo a Punta Ala. La seconda edizione, in programma alla fine di maggio il 27-28 e 29, potrebbe però essere anche l'ultima. A lanciare l'allarme è Thomas Daddi, l'imprenditore proprietario del campeggio Punta Ala.  L'imprenditore è organizzatore insieme alla rivista Tuttomountainbike che sponsorizza l'evento: «Purtroppo - racconta Daddi - ci sono troppi problemi nell'organizzare una manifestazione del genere. Quello che in questo momento mette a rischio il proseguo del Funky day è prima di tutto lo stato dei sentieri che i ciclisti devono affrontare: anche se la legge regionale della Toscana, la numero 48 del 1994 lo vieta espressamente, gruppi di motociclisti si divertono a scorrazzare indisturbati, rovinando e rendendo pericolosi i percorsi. Una situazione inaccettabile, che rischia di compromettere il lungo lavoro di preparazione che c'è alle spalle».  La situazione - secondo Daddi - è ben conosciuta dalle autorità competenti: comuni, provincia e corpo forestale. Nell'approntare una kermesse del genere, importante soprattutto anche sotto il profilo turistico all'inizio della stagione estiva, e che porta in Maremma intere famiglie per una vacanza al'insegna della natura e del divertimento, la preparazione coinvolge numerosi attori.  Tre i comuni interessati: Castiglione, Scarlino e Gavorrano, con il complesso agricolo forestale delle Bandite che la fa da padrone. Ed è proprio su uno dei boschi considerato incontaminato e che dovrebbe essere il fiore all'occhiello per tutti gli appassionati naturisti che Daddi concentra le attenzioni.  «In un parco come quello delle Bandite è permesso transitare a piedi, a cavallo e appunto in bicicletta. In nessuno di questi casi i sentieri, che sono in buona parte impervi e ricchi di fascino subiscono danni. È con le moto da enduro o da cross che invece il percorso si rovina, rendendolo inutilizzabile quasi per tutti».  Spiega Daddi: «Già le moto con la loro potenza, e passando sempre nel solito punto, creano delle buche di 20-30 centimetri. L'acqua poi, scorrendo, accentua ancor più la situazione». Nelle nostre zone negli anni si è creato un vero "circuito" di appassionati. Infischiandosene dei divieti, i motociclisti segano letteralmente le staccionate che ostruiscono il passaggio, e poi scorrazzano liberamente all'interno della macchia.  Thomas Daddi è stato anche contattato da giornalisti stranieri, che si sono interessati alla cosa, soprattutto perché molti di questi appassionati motociclisti provengono dall'Olanda, dalla Svizzera e da altri paesi europei. I controlli purtroppo sono pochi, e i sentieri ormai in alcuni punti sono compromessi. Daddi, che ha già contattato informalmente le autorità competenti, si sente come imprigionato: «Ci sono persone che hanno imbastito un vero "business" nell'accompagnare i motociclisti in giro nei boschi, e nessuno riesce a far niente. I tre sindaci dei vari comuni possono ben capire che una festa del genere ricade in modo indiretto in molti settori dell'economia. Abbiamo lavorato insieme alle Bandite bike park per rimettere in sesto le mulattiere per poi vedercele rovinare. Senza contare i danni ambientali. Insomma anche le associazioni, come la Lipu, il Wwf, Legambiente e l'Enpa potrebbero dire qualcosa. È inaccettabile».

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