Trasporti
Malata, non è presente alla sentenza di assoluzione della nemica in amore
Muore durante il processo
Fra.Go.
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LA SENTENZA. In tribunale Denuncia l'amante del marito per molestie telefoniche
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GROSSETO. Non ha fatto in tempo a vedere la fine del processo. È morta prima. Un tumore l'ha uccisa qualche mese prima che il giudice decidesse di assolvere la sua rivale in amore. Perché nel processo che si è svolto davanti al giudice Sergio Compagnucci, c'era una storia di corna, di molestie, di telefonate e sms. Da una parte una commerciante di Grosseto, 56 anni, accusata dalla moglie di un dipendente pubblico di averla molestata, al telefono, per almeno due anni. Dall'altra la moglie, coetanea, malata di tumore e anche lei dipendente pubblica. Tutto comincia con la querela presentata dalla moglie dell'uomo, nel maggio i quattro anni fa. Una denuncia per molestie telefoniche, il racconto di continui squilli al telefono, di chiamate mute, di pernacchie nella cornetta. Di parole, a volte: «Cornuta, becca, imbecille. Sei così cretina che avresto dovuto iscriverti a psicologia e non a giurisprudenza». E umiliazioni: «Non hai saputo tenertelo perché non sei brava a letto come me». Nel verbale scritto dagli uomini della squadra mobile della questura, c'è l'accusa della moglie. Una donna malata, che ha raccontato anche la sofferenza della lotta contro il suo tumore, oltre a quella per la perdita del marito, che per un periodo, aveva deciso di andare a vivere con la commerciante. Eppure, hanno messo a verbale durante l'udienza, l'uomo aveva preso anche l'aspettativa dal lavoro. Dieci mesi per stare accanto a sua moglie, gravemente malata. Ma durante l'aspettativa, se ne sarebbe andato da casa, avrebbe lasciato la moglie sola per stare con la sua amante. Per concedersi, si legge nella querela, anche una vacanza all'estero con la donna. Le telefonate denunciate dalla moglie sarebbero andate avanti dal 2003 al 2005. La commerciante avrebbe anche chiamato sul posto di lavoro della donna. In quell'ufficio pubblico, però, trova un'impiegata. «C'è Maria (il nome è di fantasia) la cornuta?». Poi qualche settimana di tregua, fin quando la donna è stata ancora tempestata, al telefono di casa sua, da quelle chiamate da numero anonimo. Offesa, anche davanti al compagno che, secondo un'amica che ha testimoniato per lei al processo, «teneva i piedi su due staffe». E nonostante la donna fosse gravemente malata, si dovesse sottoporre a cicli di chemioterapia, l'amante l'avrebbe anche chiamata più volte per dirle: «disgraziata, sei malata, sarebbe meglio che morissi». Il pm aveva chiesto la condanna dell'amante a tre mesi. La donna, difesa dall'avvocato De Cesaris, è stata assolta dal giudice Sergio Compagnucci. La parte offesa, la moglie dell'uomo conteso, è morta e secondo il giudice non c'erano abbastanza prove della colpevolezza dell'amante.
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