La manifestazione
Il buddista che diventò spazzino
Francesca Ferri
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TIRATO A LUCIDO Il viale dei giardinetti di via Paganini Sessantenne stufo del degrado pulisce da sé l'oasi verde di via Paganini
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GROSSETO. Che la via del senso civico passi dal Tibet? Che anche la banale pulizia di un giardinetto pubblico sia racchiusa in un mantra? Forse basta fermarsi alle pendici dell'Amiata, ma il "carburante" è comunque quello, ovvero la dottrina buddista. Perché in una città dove non bastano due mesi per mettere al lavoro nei giardini pubblici degli operai, e dove tutti si lamentano delle cartacce per terra ma nessuno si è mai sognato di raccoglierne una, c'è chi non "guarda e passa", chi non aspetta con le mani in mano, ma si ferma, si rimbocca le maniche e si mette all'opera. Raccoglie, pulisce, rimette in piedi panchine rovesciate e non si fa intimorire da qualche giovanotto poco avvezzo all'uso del cestino. E lo fa col cuore rivolto a Buddha. Succede ai giardini di via Paganini, appena fuori dal centro storico. «Una volta - scrive un abitante, il signor Silvano Culicchi - erano attrezzati di un campo di basket, c'erano una vasca e staccionate di legno. Dico "c'erano" perché da tempo tutto è stato distrutto dai soliti annoiati». Questi giardini sono sempre frequentati da anziani che qui passano il tempo e giocano a carte. «Tutte le sere - spiega Silvano - in particolare dal venerdì alla domenica compaiono gruppi di giovani, che poi sono quelli che danneggiano, che mangiano e bevono gettando tutto a terra, spaccano bottiglie, strappano piante. La ditta preposta a manutenzione e pulizia è latitante da circa tre settimane». «Se il posto quotidianamente risulta praticabile - prosegue Culicchi - è tutto merito di un signore di nome Bruno che da un po' di tempo vive qui. Questi è un signore educato, rispettoso e molto socievole che tutte le mattine si arma di guanti, sacchetti e raccoglie tutte le schifezze lasciate dai nostri "civilissimi" figli, facendo anche una raccolta rigorosamente differenziata. E ci sta dando sicuramente una bella lezione di civiltà». Un alieno, questo Bruno? Niente di più lontano dalla realtà. «Non mi piace farmi pubblicità, non rientra nel mio modo di vivere», spiega sorpreso di tanta attenzione. «E poi non capisco questo interesse per quello che faccio: per me è del tutto normale». E diversamente non poteva essere. Perché Bruno, un sessantenne che ispira simpatia al primo sguardo, d'origine croata ma cresciuto a Trieste, ha passato gli ultimi trent'anni sull'Amiata, dove è arrivato all'inizio degli anni '80 per seguire la nascita del centro buddista Merigar, il più grande d'Europa, fondato dal suo maestro Chögyal Namkhai Norbuo. Ed ecco cosa c'entra il Tibet: Bruno segue l'insegnamento della filosofia buddista e in particolare quella sua declinazione più empirica che è il karma yoga, cioè la "via dell'azione": purificarsi e aderire al Dharma non solo con la meditazione ma anche con le proprie azioni, sia le più importanti, sia le più piccole e quotidiane. Come, appunto, la pulizia di uno spazio pubblico se le sue condizioni lo richiedono. «Ho vissuto sull'Amiata fino allo scorso settembre - spiega Bruno - ma da anni l'attività geotermica mi causava malessere e sono stato costretto a lasciare la mia casa e a trasferirmi a Grosseto». In città Bruno continua la sua vita, fatta di letture, del continuo contatto con l'amata comunità Dzogchen e dalle solite cose quotidiane. Compreso attraversare ogni giorno quei giardinetti, sempre sporchi. «All'inizio aspettavo il buio per portar via le cartacce - racconta sorridendo - perché temevo che gli abitanti si insospettissero a vedere uno che si dava da fare a pulire un giardino pubblico. Poi mi sono detto: "Che pensino quel che vogliono" e ho cominciato a ripulire anche di giorno. È inutile che tutti si lamentino dello sporco e non facciano nulla, nemmeno sgridare chi trovano a sporcare. Se si inizia a dire che una cosa non va fatta, magari su dieci persone il messaggio arriva a una sola, ma arriva». Piccole azioni, dunque, che producono un grande risultato. Ma anche per le piccole cose, serve una grande anima.
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