Sicurezza
Monsignor Borghetti da 7 mesi guida la diocesi
«Stop al culto dell'avere A Pasqua ritrovare i valori»
Antonello Carrucoli
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VESCOVO. Guglielmo Borghetti4 MINUTI DI LETTURA
PITIGLIANO. Sono trascorsi sette mesi da quando monsisgnor Guglielmo Borghetti è alla guida della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Ripartiamo dalla sua vocazione al sacerdozio per conoscerlo e alal vigilia della Pasqua? «La prima volta che ho pensato di farmi prete avevo poco più di 17 anni ed ero un giovane molto impegnato in parrocchia; avevo l'esempio bellissimo dei tre sacerdoti che la guidavano, e io li osservavo pregare, lavorare insieme con passione, in spirito di fraternità e con tanta serenità. Così partì la scintilla, dentro: perchè anch'io non divento come loro? Lasciai perdere un po', ma la domanda si riproponeva; ne parlai con il mio direttore spirituale che mi disse di completare gli studi superiori e di laurearmi; obbedii e dopo la laurea in filosofia decisi di entrare in Seminario. Comunque la comunità parrocchiale è stata il luogo determinante dove non solo ho incontrato Gesù, ma ho capito che valeva la pena donare la mia vita ai suoi interessi. Posso dire che in 29 anni di prete, mai una volta mi sono pentito della scelta». Quali i punti fondanti per una catechesi pasquale rivolta ai giovani? «La Resurrezione di Gesù è un evento unico nella storia: trasforma l'universo e l'uomo è fatto nuovo. Mi hanno colpito le considerazioni generali dell'ultimo rapporto Censis sulla situazione del Paese: si presenta una società appiattita, pericolosamente segnata dal vuoto, dal declino della soggettività creativa, dalla passione per una progettualità di alto profilo; una società dove ci si accontenta del quotidiano banale, senza colore e ripetitivo, dove il riferimento alle norme è labile ed ognuno viaggia in un interno vagabondare aleatorio senza riferimenti a solidi valori fondanti. Una catechesi, diciamo, pasquale, dovrebbe, a mio giudizio, tentare di ricollegare il cuore dei nostri ragazzi ad una possibilità da sperimentare di vita nuova, rieducare a percepire dentro di sé il de-siderio -etimologicamente mancanza di stelle; l'uomo è propriamente colui che de-sidera; da sempre la terra non gli basta e guarda il cielo; l'uomo è sete di cielo, di valori alti, fondanti, ma la cultura dominante sembra aver spento questa percezione. Gesù Risorto produce un balzo di qualità: porta ogni uomo in un'altra dimensione, lo appaga e lo rende felice oltre ogni attesa. Proviamo a testimoniare uno stile cristiano pasquale, chissà che non incuriosisca i ragazzi». Il mondo attuale è appiattito sulle illusioni del potere e dell'avere, ma anche nel passato non era la stessa cosa? «L'appiattimento del momento attuale sull'apparire e sul piccolo cabotaggio, è segnale inquietante di una cultura liquida, mordi e fuggi; dove la passione per la ricerca della verità è spenta, regnano idee allo sbaraglio, il culto dell'avere, la brama di diventare importanti e potenti, l'ambizione di diventare famosi per quello che si ha. Mai un tempo è stato così pieno di agi, di oggetti, di risorse, di tecnologia come il nostro, eppure siamo paralizzati: paralizzati dall'eccesso; è buffo, o tragico: dalla frustrazione per mancanza del necessario del passato recente, siamo passati alla frustrazione per eccesso del superfluo. Si tratta forse di reimpostare una pedagogia del primato dell'essere, pedagogia che difficilmente si regge in piedi senza una robusta concezione della persona umana nella sua integralità». La Chiesa invita i cattolici a portare i loro valori in politica: in che modo? «Uno dei tanti segnali di questo stile piatto è la disaffezione dei giovani all'impegno sociale, civile, politico; è vero che non mancano generosità ed esempi di solidarietà, ma è altrettanto vero che si registra un allontanamento dei giovani dall'agone politico nel senso più nobile dell'espressione: nel senso di amore per la polis, per la comunità. Il cristiano ha uno stimolo per l'impegno nel sociale, nel pre-politico e nel politico; se si allontana da questo o non è perché è cristiano, ma perché non lo è abbastanza. I veri educatori cristiani sognano una nuova generazione di uomini e donne che irrorino dei valori del Vangelo i canali dell'economia, della politica, del vivere sociale, tenendo alta la passione per la dignità della persona umana. Comunque diamo fiducia ai nostri giovani, coltiviamo la speranza; un poeta contemporaneo dice: "Ciascuno cresce solo se sognato"».
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