Finanza
Ricatto a luci rosse, condannata
Fra.Go.
Un anno e quattro mesi alla donna che aveva fatto scattare le foto
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GROSSETO. Lo scambio era avvenuto nel parcheggio di un supermercato di Grosseto. Seimila euro in cambio di foto scottanti fatte scattare al fidanzatino della figlia, durante gli incontri con l'amante, foto che sarebbero state inviate alla moglie se l'uomo non avesse pagato. La donna è stata condannata a un anno e quattro mesi, il ragazzo ha patteggiato un anno e due mesi. La donna aveva chiesto il rito abbreviato, e il pm Fabio Gliozzi aveva chiesto una condanna a 2 anni per la cinquantenne che aveva congegnato il ricatto a luci rosse. Il giudice Pietro Molino si era preso una settimana di tempo per decidere. La donna è stata assolta per il tentativo di estorsione che le era stato addebitato, e che risaliva a cinque anni fa, con il quale avrebbe minacciato un professionista sessantenne di rivelare che l'uomo aveva fatto una prestazione che non era autorizzato a rilasciare in cambio di 10mila euro. Ma per quelle foto a luci rosse, per le quali l'avvocato Riccardo Lottini aveva chiesto il minimo della pena, la donna dovrà scontare un anno e 4 mesi. Il fidanzatino della figlia, invece, che all'epoca di quelli scatti proibiti era appena diventato maggiorenne, difeso dall'avvocato Carlo Valle, ha patteggiato un anno e 2 mesi. Una storia di corna e luci rosse in cui i ruoli sarebbero stati ben delineati. La donna avrebbe incaricato il fidanzatino della figlia di ritrarre con una macchina fotografica digitale gli incontri tra lei e l'amante: gli scatti risalivano all'aprile 2008. Successivamente, il ragazzino - d'accordo con la donna - avrebbe più volte telefonato al professionista chiedendo i 6mila euro. All'appuntamento con il professionista c'erano anche i carabinieri, che hanno arrestato il giovane. La donna era stata rintracciata poco dopo. La donna aveva detto al giudice che tutto ciò che aveva fatto era dettato dalla sua volontà di riprendere la relazione sentimentale che l'uomo invece avrebbe voluto troncare. E anche dalla sua disperazione economica. Insomma, un ricatto sentimentale. Rispondendo alle domande del giudice Mammone, che ne aveva convalidato l'arresto, la donna aveva anche raccontato che aveva ricevuto quei 10mila euro a titolo di risarcimento del danno causato dalla prestazione professionale dell'uomo e non per una minaccia di rivelazione di un abuso della professione. Il magistrato aveva ritenuto moralmente spregevole la condotta della donna ma non se l'era sentita di giustificare fino in fondo l'uomo. Secondo quanto già emerso all'epoca dei fatti, le foto sequestrate non avrebbero contenuto nulla di particolarmente compromettente: il professionista e l'amante vi erano ritratti mentre erano seduti in auto.
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