Proteste
«La Chelliana in centro»
Lolini rivuole la biblioteca nella sua sede storica «Da 15 anni è provvisoriamente in via Bulgaria»
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GROSSETO. «La nostra decisione è che la biblioteca Chelliana debba tornare nella sua sede storica, in centro». Il candidato sindaco del centrodestra, Mario Lolini, non vuol sentir parlare di progetti di nuove sedi, alla cittadella dello studente. Lolini è pronto a dirottare sul completamento dei lavori nella struttura di via Mazzini le risorse che il Comune spenderebbe per realizzare il centro di documentazione degli Etruschi. Il candidato sindaco del Popolo delle Libertà ricorda che la Chelliana è ancora, dopo quindici anni, nella sede che doveva essere provvisoria, in via Bulgaria, dove il Comune paga un affitto di 4.700 euro al mese, ed è sotto sfratto. L'architetto Roberto Aureli ha ricordato che è dal 2002 che gli era stato affidato il progetto di sistemazione degli interni del palazzo di via Mazzini e nel 2005 era stato incaricato della progettazione esecutiva che, nel 2008 era pronta e validata dal Rina. Ma la realizzazione - denunciano Lolini e Aureli - è stata stoppata senza alcuna motivazione dall'amministrazione Bonifazi. E oggi la struttura versa in stato di abbandono e «è stato rubato - dice Aureli - gran parte del materiale e delle attrezzature che erano state acquistate. Inoltre il tetto avrebbe bisogno di interventi su alcune capriate che sono marcite». Potrebbe anche esserci il rischio di un danno erariale, mentre sarebbe bastato realizzare il progetto esecutivo che prevede - ha spiegato ancora Aureli - una biblioteca capace di contenere oltre 100mila volumi, 40 postazioni Internet, un bar «perché deve essere anche un luogo di aggregazione», capace di ospitare fino a 250 lettori contemporaneamente e di dare lavoro a 16 persone. Proprio sulla questione del lavoro, Lolini ha di nuovo denunciato il fatto che la nuova cooperativa alla quale il Comune ha affidato, senza bandi, la gestione di alcuni servizi, una cooperativa di Parma, abbia assunto i bibliotecari che lavoravano prima, per la cooperativa Tesauro ma con un contratto di portierato, «nonostante siano qualificati e continuino - ha detto - a lavorare come bibliotecari». E.P.
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