Il Tirreno

Grosseto

Discarica di Torba, a rischio nove posti di lavoro

Claudio Bellumori
Discarica di Torba, a rischio nove posti di lavoro

Da mercoledì niente cassa integrazione. Non solo: il rischio è lo stop dei rinnovi contrattuali e il conseguente licenziamento dei lavoratori

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L'uovo di Pasqua dei dipendenti di Enerambiente nasconde una sorpresa amara: da mercoledì niente cassa integrazione. Non solo: il rischio è lo stop dei rinnovi contrattuali e il conseguente licenziamento dei lavoratori (nove in tutto), snobbando così i diritti maturati negli anni e - soprattutto - la certezza di un'assunzione. La ditta Enerambiente gestisce la stazione di trasferimento di rifiuti di Torba (nel territorio comunale di Orbetello) e la discarica del Tafone, a Manciano.

Quest'ultima è stata chiusa a novembre. L'indagine sul centro di riferimento per triturazione e stoccaggio nella zona sud inizia al termine di un sopralluogo eseguito da Arpat e Forestale. Secondo quanto è trapelato nei mesi scorsi, alla base dell'inchiesta ci sarebbe il crollo parziale della struttura che non riparata a dovere avrebbe innescato una perdita di rifiuti triturati verso l'esterno della discarica. Nel dettaglio, sarebbero state evidenziate tracce di percolato - un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti, a seconda dei rifiuti - vicino ai due torrenti che costeggiano la zona.

«C' eravamo lasciati con nove dipendenti "salvati" dal licenziamento - dicono i lavoratori sul piede di guerra - grazie alla cassa integrazione in deroga ottenuta con l'accordo tra sindacati ed Enerambiente (raggiunto il 20 dicembre 2010) della durata di quattro mesi. Parallelamente, l'associazione dei Comuni con a capo Manciano (gli altri sono Orbetello, Capalbio, Monte Argentario, Magliano in Toscana e Isola del Giglio) doveva affidare a nuovo gestore l'impianto di trasferenza rifiuti di Torba, evitando di mandare direttamente i camion compattatori, che prestano servizio di raccolta nei rispettivi territori, alla discarica di Cannicci di Paganico con un costo molto alto (come accade tuttora) e inoltre - aggiungono - bonificare la discarica del Tafone dove ci sono ingenti sversamenti di percolato nella zona circostante che vanno a inquinare le falde acquifere, argomento che sembra non interessi nessuno.

Noi - attaccano - dovevamo essere reintegrati per intero dal nuovo gestore, come stabilito anche grazie all'appoggio dei sindacati e della Provincia. Ma fino ad oggi cosa è stato fatto del suddetto programma stabilito a dicembre?». Una cosa è chiara: «Enerambiente ha pagato tutti i dipendenti per intero e si è assunto i propri impegni rispetto l'accordo della Cig (cassa integrazione guadagni) in deroga in scadenza il 20 aprile. Apprendiamo - commentano - che purtroppo la ditta non intende rinnovare tale accordo ma optare per il licenziamento dei lavoratori che andrebbe così a precludere tutti i diritti acquisiti negli anni e cosa più importante la garanzia di una nuova assunzione».

L'amarezza, però, è un'altra: «Per quanto riguarda l'associazione dei Comuni ciò che è a nostra conoscenza è che in questi quattro mesi è stata smantellata la pressa che era inutilizzabile nella stazione di trasferenza rifiuti di Torba e non ci risulta che siano stati effettuati lavori di bonifica di alcun tipo nella discarica del Tafone. Allo stesso tempo - rivelano - abbiamo saputo che la gestione della stazione di trasferenza di Torba, secondo una delibera dei sindaci dei Comuni interessati dello scorso 30 marzo, sarebbe stata affidata al Coseca, in quanto la maggioranza degli Enti è suo socio. A oggi - sbottano - questo punto della questione sembra oscuro. Ci ritroviamo un'altra volta in una situazione di precarietà dove nessuno sa informarci quando e, fondamentalmente, se potremo ricominciare a lavorare e quanto i costi per lo smaltimento dei rifiuti potranno essere ridotti».

I nove "naufraghi", in finale, invitano i Comuni a dare una risposta «non solo a noi - concludono - ma anche ai cittadini che hanno diritto di sapere cosa succede nel proprio territorio su una vicenda finora troppo taciuta».

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