Il Tirreno

Grosseto

Il compositore si è ispirato all’amico per ideare il coro muto. L’idea del nipote: creare una fondazione

La Butterfly concepita a Roccastrada

Gabriele Baldanzi
<b>MADAMA BUTTERFLY.</b> Nella foto grande una delle interpretazioni Accanto lo spartito ritrovato
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MADAMA BUTTERFLY. Nella foto grande una delle interpretazioni Accanto lo spartito ritrovato

In un pozzo trovati i carteggi tra Giacomo Puccini e il violoncellista Nencini

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 ROCCASTRADA. Uno dei brani più celebri dell'opera lirica Madama Butterfly potrebbe avere radici in Maremma. Pare che il maestro Giacomo Puccini avesse fatto "testare" uno spartito all'amico violoncellista Giuseppe Nencini e da lì abbia tratto l'idea del coro muto.  Da qualche mese Nencini, violoncellista roccastradino dell'orchestra Toscanini, insegnante di musica della Regina d'Italia e amico di Leoncavallo e Puccini, è stato letteralmente riscoperto da un gruppo di amici appassionati di musica, ma soprattutto di storia.  Sono state ritrovate, quasi per caso, vecchie partiture, datate inizio del '900. Documenti ingialliti e polverosi, riletti adesso sotto una luce diversa, dopo aver rintracciato, a Milano, un altro Giuseppe Nencini, il nipote del musicista.  Da questa ricerca certosina è emerso infatti che il violoncellista maremmano era molto legato a Giacomo Puccini (oltre che al maestro Leoncavallo), con il quale ebbe anche un intenso carteggio. Non solo. Secondo il nipote è proprio all'antenato roccastradino che si deve l'ispirazione del coro muto nella Madama Butterfly. «Una volta Puccini lo chiamò a casa sua - racconta Giuseppe junior, la casa in Poggio, a Roccastrada, dove ancora viene in vacanza - perché mio nonno suonasse per lui, al violoncello, alcune partiture appena scritte. Mio nonno aveva il vizio (si fa per dire) di accompagnare il suono del violoncello con un mormorio, delle frasi musicali a bocca chiusa. A Puccini piacque l'interpretazione della partitura, poi diventata famosissima. Il maestro, così, interruppe l'esecuzione e gli disse che avrebbe fatto fare la stessa cosa ad un coro muto, nel secondo atto».  Nencini - raccontano i familiari - non ebbe vita facile a Roccastrada, nel primo dopoguerra. Ritenuto vicino al regime, fu confinato nella sua casa colonica, fuori dal paese, fino a quando un comando militare alleato non ne dispose lo scagionamento. Morì nel 1957, in tarda età, con il cruccio di aver perduto tutte le sue opere (e un violoncello straordinario realizzato da un liutaio cremonese) nell'incendio della casa di famiglia, messa a ferro e fuoco dai tedeschi in ritirata. O forse dai partigiani. In quell' occasione andarono perduti molti strumenti musicali e opere che oggi il nipote ha cercato di rintracciare, in copia, negli archivi dei conservatori di mezza Italia.  Ma il vero eccezionale ritrovamento è stato fatto di recente, in un pozzo vicino alla casa di Nencini, a Roccastrada. Dopo 60 anni, sono riemersi infatti documenti di cui non si conosceva l'esistenza: atti, partiture, lettere. Opere di elevata qualità che l'associazione Roccastradini del Mondo ha scelto di valorizzare e far conoscere ai paesani, a chi di Nencini sa poco e nulla.  Documenti che saranno presentati - inediti - sabato in un concerto al teatro dei Concordi. E non finisce qui. Pare addirittura che il nipote intenda creare una fondazione intitolata a Nencini e ogni due anni finanziare un concorso di violoncello a Roccastrada.  Tutti i documenti recuperati sono anche pubblicati in Rete. Tra questi spicca una missiva al maestro Leoncavallo, autore dei Pagliacci e una miriade di partiture musicali, composizioni, che danno la misura del livello di Nencini. Infine un aneddoto, ancora raccontato dal nipote, oggi settantenne. «Ricordo che già a 7 anni stavo seduto su uno sgabellino, nel suo studio, passando ore ad ascoltare nonno che produceva una musica quasi magica. Il nonno, suonando, si accompagnava quasi sempre con un canto a bocca chiusa, che rendeva ancora più intense le romanze eseguite. Provavo sensazioni straordinarie, un rapimento dalla realtà, tanto che, una volta, sopraffatto dall'emozione, scoppiai a piangere, con iniziale spavento e smarrimento del nonno che non immaginava tanta sensibilità in un bambino».  

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