Il Tirreno

Grosseto

Ambientalisti uniti contro il nucleare

<b>MONTALTO. </b>La centrale
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MONTALTO. La centrale

Nasce il comitato interprovinciale: «Temiamo per Montalto»

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 GROSSETO. «L'antinucleare in Maremma ha un nome preciso. Noi vogliamo evitare che si costruisca la centrale di Montalto. E' una lotta che è cominciata nel'77 e che continua ancora. Bisogna che i maremmani si rendano conto di quanto è pericolosa la costruzione di questa centrale e che votino compatti al referendum». L'appello è di Nicola Caracciolo, storico e giornalista, ambientalista di Italia Nostra e padre fondatore dell'antinucleare italiano, ieri a Grosseto per presentare - accanto a Gianni Mattioli (fisico e politico, Movimento ecologista) - il "Comitato interprovinciale del comprensorio Grosseto e Alto Lazio", aderente al comitato nazionale Vota sì per fermare il nucleare. Accanto a loro il presidente nazionale del forum ambientalista Ciro Pisacane, Angelo Properzi (wwf provinciale), Ettore Scola (Italia Nostra), il coordinamento comitati associazioni ambientaliste della provincia di Grosseto, il gruppo imprenditori agriturismo, l'associazione Ada, l'associazione Nocoke che si sono uniti nel loro cammino. Al comitato aderiscono molte associazioni e tantissimi comitati della provincia di Viterbo e di Grosseto. «Organizzeremo - esordisce Ettore Scola - una serie di incontri pubblici nei comuni grossetani e laziali, e distribuiremo materiale sui rischi e sui costi del ritorno alle centrali. Costi altissimi, secondo Caracciolo e Mattioli che vedono nel referendum «una grande occasione di democrazia per dire no all'energia nucleare com'è strutturata oggi, e sì alle fonti pulite rinnovabili e al risparmio energetico». Da parte nostra - dice Mattioli - è doverosa la gratitudine a una provincia che fu in prima linea più di 30 anni fa, quando si voleva realizzare a Montalto un reattore ad acqua bollente della General Electric, dello stesso tipo di quello di Fukushima in Giappone. L'Enel nemmeno si accorse che a Pian de Gangani, il luogo della centrale, arrivava la faglia che distrusse Tuscania» (terremoto del 1971). Oggi il nucleare è tornato ma l'alternativa sono le fonti rinnovabili, prosegue Mattioli. Che puntualizza: «ci piacerebbe che su questo fronte le imprese italiane non fossero solo un grande mercato dell'energia pulita, ma si collegassero coraggiosamente alle università e ai gruppi di ricerca, per fare "ancora di più" e portare questo paese sul fronte più avanzato delle produzioni di impianti con fonti pulite rinnovabili». (el. gi)

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