Attenzione
Svolta nel vino, sì alla Doc Maremma
Guido Fiorini
Positivo il parere dell'audizione, via libera anche alla Docg Montecucco
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GROSSETO. È una rivoluzione, e non solo per il mondo del vino. Perché la Doc Maremma avrà, a cascata, importanti ripercussioni, in positivo, su tutta l'economia della nostra zona. Ieri in Provincia l'audizione pubblica ha dato un sostanziale via libera, sia alla Doc "a ombrello" su tutto il territorio, sia alla trasformazione della Doc Montecucco in Docg Montecucco Sangiovese.
L'ufficialità ci sarà solo il prossimo 21 aprile, quando sarà la commissione ministeriale a confermare il via libera, ma con il parere positivo da parte del territorio, ieri non si sono registrate voci contrarie, di fatto la Doc Maremma è realtà e potrà essere usata già dalla vendemmia 2011. Lo stesso vale per la Docg Montecucco, la prima in Italia ad avere nel nome anche il vitigno.
Tecnicamente la prima è una trasformazione in Doc dell'Igt Maremma, con regole assai più rigide nel disciplinare per accrescere la qualità, lo stesso per la seconda, con la resa per ettaro che è stata abbassata a 70 quintali, la più bassa della Toscana, Sassicaia a parte, ma lo stesso Brunello di Montalcino si ferma a 80. La dizione Sangiovese nel nome comporta che questo vitigno dovrà essere presente almeno al 90%.
La Doc Maremma è una piccola rivoluzione per il territorio perché consentirà, a fronte di un miglioramento complessivo della qualità del vino, di legare il "brand" Maremma al vino, con la stessa logica del "terroir" francese. Il nome "Maremma", quindi, sarà un valore aggiunto sia per i vini che ora non vengono prodotti in aree a Doc, che peraltro restano tutte con le proprie specificità, sia per i vini di zone Doc che non rientrano nel disciplinare specifico e che ora potevano essere venduti solo come Igt o vini da tavola.
Ad esempio, tutta l'area del Morellino Docg potrà chiamare Doc il vino "non Morellino". Nel dettaglio la Doc Maremma avrà ben 39 tipologie diverse. Per la prima volta viene introdotta la denominazione per il vinsanto, per la vendemmia tardiva, anche per gli spumanti, in particolare prodotti con Vermentino e Ansonica. Le altre tipologie riguardano i vini prodotti in purezza con i principali vitigni presenti in Maremma, da Ansonica, Vermentino e Trebbiano, fino a Chardonnay, Sauvignon e Viogner per i bianchi, a Sangiovese, Alicante, Canaiolo, Ciliegiolo e anche Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah per i rossi.
Previsti anche vini composti con più vitigni, a patto che per il rosso ci sia almeno il 40% di Sangiovese e per il bianco il 40% di Trebbiano. Decisiva, per l'innalzamento della qualità, la riduzione sostanziale delle rese per ettaro: se per l'Igt arrivavano a 170-180 quintali per ettaro, adesso si scende a 130 per i bianchi e 110 per i rossi, con punte di 80 per la vendemmia tardiva. Introdotta per la prima volta anche la densità d'impianto, con minimo 3000 piante per ettaro.
Per il vinsanto, invece, i caratelli dovranno essere massimo da 500 litri. Tutti dettagli che imporranno ai produttori di realizzare vino migliore. In chiusura di audizione, fra l'altro, un intervento "deciso" dell'assessore provinciale Enzo Rossi ha scongiurato l'ipotesi, che qualcuno voleva introdurre, di estendere anche al territorio di Siena la possibilità di confezionare il vino, regalando così la "Doc Maremma" anche ad alcuni importanti imbottigliatori.
La Doc Maremma, quindi resterà circoscritta alla sola Maremma. «Questa Doc - ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Gianni Lamioni - è la certificazione della nostra strategia, del legame fra prodotti e territorio. Siamo convinti che il nome "Maremma" sia un valore aggiunto per i prodotti stessi. E sono contento perché i primi a crederci sono stati i produttori stessi».
L'ufficialità ci sarà solo il prossimo 21 aprile, quando sarà la commissione ministeriale a confermare il via libera, ma con il parere positivo da parte del territorio, ieri non si sono registrate voci contrarie, di fatto la Doc Maremma è realtà e potrà essere usata già dalla vendemmia 2011. Lo stesso vale per la Docg Montecucco, la prima in Italia ad avere nel nome anche il vitigno.
Tecnicamente la prima è una trasformazione in Doc dell'Igt Maremma, con regole assai più rigide nel disciplinare per accrescere la qualità, lo stesso per la seconda, con la resa per ettaro che è stata abbassata a 70 quintali, la più bassa della Toscana, Sassicaia a parte, ma lo stesso Brunello di Montalcino si ferma a 80. La dizione Sangiovese nel nome comporta che questo vitigno dovrà essere presente almeno al 90%.
La Doc Maremma è una piccola rivoluzione per il territorio perché consentirà, a fronte di un miglioramento complessivo della qualità del vino, di legare il "brand" Maremma al vino, con la stessa logica del "terroir" francese. Il nome "Maremma", quindi, sarà un valore aggiunto sia per i vini che ora non vengono prodotti in aree a Doc, che peraltro restano tutte con le proprie specificità, sia per i vini di zone Doc che non rientrano nel disciplinare specifico e che ora potevano essere venduti solo come Igt o vini da tavola.
Ad esempio, tutta l'area del Morellino Docg potrà chiamare Doc il vino "non Morellino". Nel dettaglio la Doc Maremma avrà ben 39 tipologie diverse. Per la prima volta viene introdotta la denominazione per il vinsanto, per la vendemmia tardiva, anche per gli spumanti, in particolare prodotti con Vermentino e Ansonica. Le altre tipologie riguardano i vini prodotti in purezza con i principali vitigni presenti in Maremma, da Ansonica, Vermentino e Trebbiano, fino a Chardonnay, Sauvignon e Viogner per i bianchi, a Sangiovese, Alicante, Canaiolo, Ciliegiolo e anche Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah per i rossi.
Previsti anche vini composti con più vitigni, a patto che per il rosso ci sia almeno il 40% di Sangiovese e per il bianco il 40% di Trebbiano. Decisiva, per l'innalzamento della qualità, la riduzione sostanziale delle rese per ettaro: se per l'Igt arrivavano a 170-180 quintali per ettaro, adesso si scende a 130 per i bianchi e 110 per i rossi, con punte di 80 per la vendemmia tardiva. Introdotta per la prima volta anche la densità d'impianto, con minimo 3000 piante per ettaro.
Per il vinsanto, invece, i caratelli dovranno essere massimo da 500 litri. Tutti dettagli che imporranno ai produttori di realizzare vino migliore. In chiusura di audizione, fra l'altro, un intervento "deciso" dell'assessore provinciale Enzo Rossi ha scongiurato l'ipotesi, che qualcuno voleva introdurre, di estendere anche al territorio di Siena la possibilità di confezionare il vino, regalando così la "Doc Maremma" anche ad alcuni importanti imbottigliatori.
La Doc Maremma, quindi resterà circoscritta alla sola Maremma. «Questa Doc - ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Gianni Lamioni - è la certificazione della nostra strategia, del legame fra prodotti e territorio. Siamo convinti che il nome "Maremma" sia un valore aggiunto per i prodotti stessi. E sono contento perché i primi a crederci sono stati i produttori stessi».
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