Il Tirreno

Grosseto

LA MINORANZA

«Sull'Amiata niente immigrati: ce ne sono troppi»

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 CASTEL DEL PIANO. Accoglienza-immigrazione, patata bollente a Casteldelpiano e Arcidosso, dove il recente annuncio del presidente della Comunità Montana Ulivieri e del parroco Don Giovanni, che si sono dichiarati, come istituzioni civili e religiose, favorevoli ad accogliere gli immigrati in fuga, se fosse necessario, ha suscitato un vespaio di polemiche.  «Gli immigrati devono andare dove la percentuale di presenze straniere è più bassa e quindi non è opportuno che vengano accolti in Amiata». A dichiararlo sono state le minoranze delle civiche di Arcidosso (Nannetti), di Castel del Piano (Ginanneschi) e della lista arcidossina "Poche chiacchiere" (Bianchini). I tre esponenti non credono che si debba fare "buonismo" a tutti i costi su una vicenda del genere: «Non siamo razzisti, anzi, alcuni di noi fanno volontariato quotidianamente, ma prendersi questo ulteriore carico in un territorio dove mediamente c'è già una presenza di stranieri di circa il 15%, è impensabile».  Per Nannetti, Ginanneschi e Bianchini sarebbe meglio «creare occupazione per i nostri giovani che sono costretti ad emigrare altrove e di malavoglia». Le considerazioni che vengono fatte sul problema immigrati, sono di vario genere. Ginanneschi osserva: «Primo, dove si mettono? In Comunità Montana? E poi sono profughi o clandestini? Teniamo conto che i primi che arrivano sono quelli usciti dalle carceri». E Nannetti e Bianchini osservano che «adesso gli immigrati non sono più una risorsa, ma un peso insostenibile. La risorsa, spiegano, sarebbero i nostri giovani se riuscissimo a trattenerli qui con qualche progetto di lavoro. Ma su questo versante tutto tace e il lavoro purtroppo è o precario o un oggetto misterioso introvabile».  Insomma le minoranze delle civiche proprio non ci stanno e sostengono che la stragrande maggioranza della popolazione la pensa come loro, al contrario di Ulivieri e dello stesso parroco. «Non si può sovraccaricare un territorio di presenze di questo tipo. Si parla di sostenibilità in tutti gli ambiti, ma in questo caso la parola sostenibilità non si evoca per niente. Chissà perché?», si chiede la minoranza.  F.B.

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