Il Tirreno

Grosseto

Lettera di denuncia firmata da tutti i consiglieri. L’ipotesi è interruzione di pubblico servizio

La rivolta di Seggiano contro Poste

<b>RIVOLTA </b>Contro la chiusura delle Poste
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RIVOLTA Contro la chiusura delle Poste

Uffici chiusi due giorni a settimana, il consiglio comunale si ribella

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 SEGGIANO. Poste Italiane scippa a Seggiano due giorni di apertura dell'ufficio postale e tutto il paese entra in fibrillazione e va sul piede di guerra. «È inaudito, tuonano i cittadini di Seggiano, che dopo mille disservizi da parte di poste italiane, si chiuda anche un ufficio di un capoluogo di comune». Ed è lo stesso consiglio comunale, all'unanimità, a sottoscrivere in un documento ufficiale.  Nella lettera si fa riferimento a "forme di lotta", nel caso Poste Italiane porti avanti la decisione già comunicata ai seggianesi, di chiudere l'ufficio postale due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì a partire questasettimana. E ritiene che la riduzione dell'orario di apertura si potrebbe profilarsi addirittura un reato, vale a dire quello di "interruzione di pubblico servizio".  Seggiano insomma, non ci sta e fa sul serio, ed è lo stesso sindaco Daniele Rossi, a scrivere una lettera durissima, allegata all'ordine del giorno approvato dal consiglio comunale, indirizzata a tutti, ma in particolare alle "autorità sovra territoriali" che potrebbero e dovrebbero intervenire.  «L'Amministrazione Comunale di Seggiano ha dovuto solamente prendere atto delle decisioni già prese - scrive il sindaco Rossi a cui non resta che criticare aspramente l'operato della Direzione territoriale di Poste Italiane - Se privatizzare significa riduzione di personale o di orari e chiusura di uffici, questo, allora, è un concetto che non possiamo condividere- dice il sindaco di Seggiano. Ciò che non torna- aggiunge - è il fatto che non c'è mai stato un confronto serio su questi argomenti con chi ha la responsabilità di amministrare le comunità locali; nessuno ha mai spiegato i criteri di riorganizzazione del servizio postale. Inoltre ciò che merita una seria protesta è la mancanza assoluta di sensibilità e di rispetto nei confronti delle popolazioni di territori spesso disagiati e penalizzati dalla loro stessa collocazione geografica. Nessun confronto, nessuna spiegazione e nessun rispetto. Se ciò che occorreva era un serio e razionale riordino dei servizi postali, perché non si è studiato un insieme di sistemi, in chiave moderna, tali da proporre l'offerta di servizi differenziati e facili da essere utilizzati da parte della popolazione?»  E si domanda: «Perché non sono state poste in essere iniziative, magari in sinergia con le amministrazioni locali, per favorire processi di rinnovamento dei vecchi pacchetti postali, ormai obsoleti e non più proponibili? Perché limitarsi a proporre prodotti di concorrenza senza avere la necessaria esperienza e capacità professionale per poter essere competitivi? Perché non sono stati studiati prodotti commerciali nuovi sempre nel campo del settore postale e delle telecomunicazioni nel tentativo di far terminare in maniera indolore i vecchi prodotti, magari rinnovandoli gradatamente? Perché non sono state pensate nuove forme e nuove strategie gestionali tali da portare fuori dalle sabbie mobili dell'obsoleto e del superato i servizi postali? Adesso, tutte queste indecisioni, vengono fatte pagare ai cittadini incolpevoli».

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