Il Tirreno

Grosseto

Da gennaio era ricoverato al reparto grandi ustionati dell’ospedale di Pisa

Muore dopo tre mesi di agonia

Muore dopo tre mesi di agonia

L'ex panettiere era gravissimo dopo l'esplosione della sua villetta per il gas

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SANTA FIORA. I muri della villetta sono l'unica cosa rimasta a raccontare l'esplosione che che la notte del nove gennaio ha squarciato, con un rombo, il silenzio di Bagnore. Roberto Giacomelli, 64 anni ex panettiere, non potrà più raccontare agli investigatori se quell'esplosione è stata un incidente o se invece l'uomo volesse davvero far saltare per aria la sua villetta. È morto ieri notte.  Sono passati tre mesi da quella fredda notte di gennaio. Ricoverato al centro grandi ustionati dell'ospedale di Pisa, Giacomelli non ce l'ha fatta. Le ustioni riportate nell'esplosione erano troppo estese. È rimasto così, tra quella vita che forse non voleva più e la morte che è arrivata ieri notte. 

A Bagnore, il ricordo di quell'esplosione è ancora vivo. Impossibile, in un borgo di case a metà strada tra Arcidosso e Santa Fiora, dimenticare il boato di quella notte. Impossibile anche stabilire, per gli investigatori, se quell'esplosione è stata innescata volutamente dall'ex panettiere o se invece si è trattato di un semplice incidente. In casa c'erano sei bombole di gpl, due erano completamente aperte. Un botto, sordo, fortissimo. E Giacomelli che esce di casa avvolto dalle fiamme e si getta in una vasca che viene usata per raccogliere l'acqua. È grave, quando arriva l'ambulanza del 118 per trasferirlo a Grosseto, i sanitari capiscono subito che per guarire quelle ferite di tempo ce ne vorrà tanto. Dal Misericordia di Grosseto, la decisione di trasferirlo al centro grandi ustionati di Pisa. Passano giorni, settimane, mesi. Tre mesi esatti, dall'esplosione alla morte. Tre mesi durante i quali l'ex panettiere che aveva avuto qualche problema con la giustizia e una vita familiare travagliata, finita con un divorzio a colpi di liti e denunce, non ha detto che cosa avesse in mente quella notte di gennaio.

Se quelle bombole del gas fossero state lasciate aperte per sbaglio, come la stufa accesa. O se quel piano era stato premeditato per scomparire. O ancora, se quell'esplosione avesse dovuto far crollare soltanto la villetta a due piani di Bagnore.  Secondo gli investigatori che erano intervenuti subito, la notte del 9 gennaio a Bagnore, l'ipotesi più credibile era che Roberto Giacomelli volesse innescare l'esplosione della sua villetta dall'esterno. Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. I vigili del fuoco, arrivati a Bagnore la notte del disastro, non trovarono nemmeno l'innesco di quella bomba fatta di bombole di gpl aperte. Le risposte alle tante domande che hanno affollato la mente degli investigatori per questi tre mesi, Giacomelli se le è portate via con sé. E nessuno, ormai, potrà più spiegare cosa sia successo quella notte. Nessuno ormai, potrà dire se la volontà di Giacomelli era quella di distruggere la sua casa o quella di sparire insieme a quei muri.

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