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Grosseto

Salviati rinuncia alla candidatura a sindaco

Guido Fiorini
<strong>PD.</strong> Filippo Salviati
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PD. Filippo Salviati

Colpo di scena nel Pd a Roccalbegna: «Nuovi incarichi universitari, non ce la faccio»

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ROCCALBEGNA. Colpo di scena a pochi giorni dalla chiusura delle liste per le elezioni amministrative nel paese amiatino: il candidato del Partito Democratico, il professor Filippo Salviati, ha deciso di rinunciare a fare il candidato. Non sarà più lui a correre da sindaco. Nuovi impegni di lavoro all'università La Sapienza di Roma, dove adesso è affermato ricercatore, gli hanno imposto di scegliere fra le due cose, non avendo il tempo materiale di seguire entrambi gli incarichi da vicino. E lui, pur restando a disposizione del partito, ha deciso di optare per il proprio lavoro. Adesso, nel giro di 2-3 giorni, il Pd dovrà trovare un candidato alternativo: probabile che si vada a "ripescare" Claudio Sbrana, ma una decisione in questo senso non è stata ancora presa.  «Mi sono trovato improvvisamente di fronte a dover fare una scelta - ci spiega lo stesso Filippo Salviati -. Adesso sono ricercatore di storia dell'arte dell'estremo oriente, ma mi si apre la possibilità di una docenza, un incarico legato al caos dovuto alla riforma voluta dalla Gelmini e ai numeri di insegnanti necessari per tenere in piedi il corso di studi. Già a settembre ci sono dei concorsi e io non posso dividermi fra Roma e Roccalbegna. Non sarei in grado di far bene nessuna delle due cose. E, con responsabilità, ma a malincuore, ho deciso di rinunciare a questa appassionante corsa per fare il sindaco».  Il nuovo incarico in arrivo all'università, in sostanza, imporrebbe a Salviati di stare a Roma cinque giorni alla settimana: «Credo che tutti capiranno che con un simile impegno nella capitale non potrei fare il sindaco. Roccalbegna ha bisogno di una guida per rilanciarsi dopo tanti anni di cattiva amministrazione e io non potrei farlo a distanza o solo nel fine settimana. Purtroppo l'ho saputo solo da qualche giorno. Ma, sia chiaro, nessuna rottura con il partito, solo una scelta responsabile da parte mia».  Quindi Salviati si tiene a disposizione del Partito Democratico: «So di aver messo in difficoltà il Pd, ma non potevo fare diversamente. Resta il fatto che mi metto a loro disposizione, anche per un incarico minore, di qualunque genere sia. Ci tengo a restare legato alla vita politico-amministrativo del paese che ho scelto per vivere e al quale sono profondamente legato». Già oggi il Partito Democratico dovrebbe prendere una decisione sul "dopo-Salviati". E poi mettersi sotto per un mese di campagna elettorale tutta nuova.

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