Italia
Movida violenta: appello di una mamma
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IN CENTRO Giovani in un luogo di ritrovo in città Polemica per i fiumi di alcol venduti anche ai minori Le parole del questore rilanciate dalla madre di due ragazzi «Io ho avuto il coraggio di denunciarli, in questo modo li ho salvati»
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GROSSETO. L'appello del questore ai genitori di figli che bevono troppo, non è caduto nel nulla. È stato raccolto da una mamma che ha avuto il coraggio di denunciare. «Come mamma che ha vissuto suo malgrado in prima persona il problema della dipendenza dall'alcol e delle sostanze da parte dei figli adolescenti - uno di quali si trova ancora in comunità - mi unisco all'invito del capo della polizia. Io credo che l'unico modo per aiutare davvero i propri figli sia rompere il muro di omertà». Una scelta di coraggio, quella della mamma che ha deciso di fare da eco alle parole del questore Michele Laratta. «Se è vero che è naturale per le famiglie proteggere la propria privacy - dice è altrettanto vero che il silenzio in certi casi si può trasformare in complicità. Grosseto è una piccola città di provincia e quindi a maggior ragione la gente ha la tendenza a dare eccessiva importanza all'apparenza; questo però non può e non deve giustificare il silenzio dettato a volte dalla paura. Bisogna avere il coraggio di denunciare, sia che si tratti di violenza subita, sia che i fautori delle violenze siano i nostri stessi figli». L'appello che la donna rivolge alla città, è un appello che parte da un'esperienza dolorosa. «Bisogna prendere coscienza del fatto che anche i nostri figli possono avere un problema - scrive - che la "semplice" bevuta con gli amici - così come l' "innocuo" spinello non sono affatto semplici ed innocui e che la situazione può degenerare in brevissimo tempo se tutto questo non viene individuato per quello che è: forse una richiesta di aiuto. Quello che è particolarmente preoccupante è a mio avviso il fatto che nonostante i ripetuti appelli non si è riscontrata nessuna risposta da parte di alcun genitore, il che rafforza la convinzione che ci si vergogni a venire allo scoperto, come se si trattasse di un argomento tabù». Niente tabù, invece, nel passaparola sui locali notturni e silenzio totale su di un problema grave che riguarda da vicino tutti. «Io ho parlato. Ho denunciato i miei figli quando si è reso necessario - dice - In questo modo li ho aiutati. Questo ha significato andare incontro ad incomprensioni, isolamento, lotta quotidiana con i servizi che avevano un sistema molto burocratico e poco umano di affrontare il problema. Ma li ho salvati».
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