Il Tirreno

Grosseto

«A volte si muore di superficialità»

Matteo Baccellini
<strong>ADDIO </strong>a fianco Silvia Cannelli e la bara portata via dopo le esequie religiose
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ADDIO a fianco Silvia Cannelli e la bara portata via dopo le esequie religiose

Chiesa gremita per i funerali. Il parroco: «C'è poco rispetto per i malati»

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GROSSETO. «A volte c'è troppa superficialità in chi si trova in mano la vita degli altri. Superficialità. Scusatemi ma non mi vengono altre parole per definirla». Padre Lamberto, nel funerale di Silvia Cannelli, la ragazza di 23 anni morta dopo un'anestesia totale, ha parlato con fermezza. Ed è andato oltre: «Oggi un sofferente o un malato viene trattato con minor cura di quanta se ne riservi a un mattone». Una frase di cui il parroco, della chiesa francescana di Santa Lucia, gremita all'interno, ma densa di giovani anche fuori, ha voluto assumersi la responsabilità.  «Vedo il dolore nei volti del padre e nella madre di Silvia, Mario e Lucia - ha esordito padre Lamberto, emozionato e commosso sin dalle prime battute - un dolore a cui è difficile dare una spiegazione se non affidandosi alla fede. È molto complicato non sbandare quando accadono cose tragiche e impreviste come quella che ci ha strappato via da Silvia questa settimana. Viene da dire che il malato, purtroppo, non gode della stessa considerazione che si dà a volte a cose più terrene, come un mattone».  Un riferimento alla eventuale negligenza medica per la quale sono indagati il ginecologo Tamburro e l'anestesista Piola. Ma anche, è sembrato di capire dalle sue parole, alla ricerca di ricchezze e di beni materiali della società odierna, che fa passare in secondo piano la preziosità della vita.  Il parroco ha proseguito poi l'omelia accostando Silvia a una foglia. «Verde, verdissima, staccata in modo prematuro all'albero della vita. Una ragazza che è cresciuta in questo quartiere, dove ha frequentato l'asilo, le elementari, le mede. Una persona allegra, solare, amante dei viaggi e degli animali. Dello sci, ma anche del suo lavoro, per il quale era molto stimata».  In mezzo ai singhiozzi di tante persone sedute sulle panche, costrette spesso ad uscire dalla chiesa coperte da occhialoni scuri, padre Lamberto ha letto anche alcuni dei messaggi di Facebook che i centinaia di amici di Silvia Cannelli le hanno lasciato sulla bacheca dal momento in cui si è diffusa la notizia della tragedia. «Non mi vedete più, ma io ci sono sempre», ha citato il religioso ricordando quella frase che forse lo stesso fidanzato Luca o un amico stretto, ha messo direttamente on line con la firma di Silvia giovedì pomeriggio. Un ringraziamento per tanto affetto.  Quando le parole si sono dissolte è toccato alla musica colmare il vuoto. Dal fondo della chiesa si sono diffuse le note di "Un senso", la canzone di Vasco Rossi che ha descritto l'addio alla sfortunata giovane con una delle sue frasi più riuscite: «voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l'ha».

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