Attenzione
Associazione contro il protocollo della Provincia
Gestione del cinghiale Caccia e Pescia dice no
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GROSSETO. Il movimento "Caccia Pesca e Natura" non condivide il recente protocollo stipulato dalla Provincia con l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Bologna, che ha come oggetto la gestione del cinghiale in Maremma. Non solo. Questi cittadini (in prevalenza cacciatori, ma anche ambientalisti - si definiscono la voce del mondo rurale) considerano il messaggio veicolato dal presidente Marras un'autentica beffa ai danni del mondo venatorio e ancor di più di quello agricolo. «Ormai da alcuni anni - scrivono in una nota i vertici del Cpn - il problema danni da cinghiale ha assunto proporzioni preoccupanti sia per l'agricoltura sia per la sicurezza stradale. Il mondo venatorio si è così attivato per trovare una soluzione e, data la conoscenza e l'esperienza concreta in materia, ha proposto di effettuare una gestione globale del cinghiale, dove per globale si intende poter controllare la densità della popolazione d'ungulati anche nelle aree non soggette a caccia programmata. Quando sembrava di avere raggiunto un accordo fra tutte le categorie coinvolte, la Provincia si è presentata con un documento - un protocollo tecnico dell'Ispra - con il quale è stato stralciato tutto quello che di sensato era stato faticosamente deciso nelle riunioni precedenti». Poi il movimento Cpn entra nel dettaglio. Il protocollo prevede, per esempio, che non vengano utilizzati i cani per gli abbattimenti da aprile a settembre, periodo in cui sono concentrate le maggiori produzioni (grano, mais, girasole, uva) che subiscono i danni. Per il Cpn questo è insensato. Ma i cacciatori sono arrabbiati soprattutto per le parole di Marras, che di fronte alle montanti proteste, avrebbe risposto che «prima si fa il protocollo e poi si cercherà di modificarlo portando gli esperti di Bologna a vedere quello che non funziona...». Non era meglio, si chiedono i cacciatori, ascoltarci prima. Per il Cpn l'impegno è quello di difendere la caccia non solo come tradizione storica, ma anche come strumento al servizio dell'agricoltura. Infine lo sfogo: «I cacciatori sono stufi di dover pagare per le scelte sbagliate di certi amministratori, perché è bene che si sappia che quel poco che viene rimborsato agli agricoltori, che vogliono salvaguardare i frutti del proprio lavoro, proviene dalle tasche dei cacciatori e non certo da quelle dei politici».
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