Proteste
«E ora esporteremo la nostra idea»
Il presidente Minacci: «Anche altri piccoli centri potranno rinascere»
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GROSSETO. «Tutto ci aspettavamo tranne un successo del genere», spiega il presidente dell'associazione "Sette colli", Tommaso Minacci, ideatore insieme agli altri soci dell'iniziativa "Riapriamo le persiane". A un mese e mezzo dal lancio del progetto, le candidature sono chiuse. E in questi giorni a Pari si sta concludendo il vaglio delle richieste. «A breve sarà stilata una graduatoria - spiega Minacci - così da consegnare le case a fine mese». Al momento sono quindici quelle disponibili. Chi rientra nel profilo richiesto sarà invitato a visitare l'appartamento assegnato e a sbrigare le ultime pratiche. Qualcuno ha già fatto una capatina in forma privata a Pari; altri non hanno osato per non innamorarsi del posto anzitempo e poi rischiare di non rientrare tra i prescelti. Già, perché in tanti rimarranno a bocca asciutta. Che fare? «Ci sarebbero altre trenta case - spiega Minacci - ma non sempre i proprietari sono disponibili a partecipare all'iniziativa nonostante l'associazione paghi la restante quota». C'è però anche un'altra soluzione che da un po' assilla Minacci. «Ci ha contattati una signora dalla provincia di Enna, in Sicilia, chiedendo come promuovere un progetto tipo il nostro in un paesino delle sue parti», spiega Minacci. E la richiesta ha acceso una lampadina: perché non esportare l'esperienza? «L'Amiata è piena di case vuote che farebbero la felicità di tanti - spiega Minacci - e ci sono borghi e paesi altrettanto belli e ospitali che rischiano di morire». La richiesta non manca e dagli appelli accorati arrivati a Pari è chiaro che tante famiglie sono stufe della vita frenetica cittadina. «Con la Sicilia pensiamo di avviare un gemellaggio appena consegnate le case a Pari», spiega Minacci. Per il resto, ci vorrebbe però un aiuto solido da parte delle istituzioni. «Persone che non sapevano come contattarci - spiega il presidente - hanno telefonato al Comune di Civitella che li ha gentilmente messi in contatto con noi. Ma se vogliamo fare un passo di qualità, avremo bisogno di un appoggio più robusto». Il futuro di questi posti è nelle mani di chi li abita e di chi li amministra. I primi hanno dimostrato di saperci fare; adesso tocca ai secondi. F.F.
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