Il Tirreno

Grosseto

Due medici grossetani nei guai

Federico Lazzotti
<b>LA CLINICA.</b> Dov&#146;&egrave; avvenuta la tragedia. Accanto Silvia Cannelli
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LA CLINICA. Dov’è avvenuta la tragedia. Accanto Silvia Cannelli

Ginecologo e anestesista al centro dell'inchiesta per la morte di Silvia

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 GROSSETO. Due medici grossetani al centro dell'inchiesta sulla morte di Silvia Cannelli, la barista di 23 anni deceduta martedì a Civitavecchia durante una banale operazione. Si tratta del ginecologo e dell'anestesista che erano in sala operatoria e che adesso rischiano di essere indagati con i veritici della clinica Siligata per omicidio colposo. La Commisone d'inchiesta sulla sanità, invece, ha chiesto chiarimenti la presidente della Regione Lazio Polverini.  La verità sulla tragedia che ha spento il sorriso di Silvia passa dall'autopsia in programma stamattina a partire dalle 11.30 all'obitorio dell'ospedale San Paolo. Il pubblico ministero Alessandro Genitile che coordina le indagini ha affidato esami ed analisi agli esperti della medcina legale di Roma. Dai risulati, attesi in sessanta giorni, sarà possibile capire che cosa abbia innescato l'arresto cardiorespiratorio che ha ucciso Silvia rendendo vano l'ultimo tentativo di trasportarla in ambulanza dalla clinica al pronto soccorso per salvarla. All'autopsia parteciperà anche il perito nominato dalla famiglia Cannelli, il patologo Ulrico Piaggio.  Ieri mattina l'avvocato Roberto Abbruzzese ha presentato un esposto in Procura a nome della famiglia Cannelli nel quale ripercorre il rapporto tra la paziente e la clinica e nel quale si esprimono tutti i dubbi sulla gestione dell'intervento e sulla fase preoperatoria fino all'iniezione dell'anestico che ha innescato il malore.  Dalla ricostruzione del legale della famiglia, Silvia sarebbe arrivata alla clinica Siligata intorno alle 8 di martedì. La settimana prima - sempre secondo la versione della famiglia - la ventitreenne avrebbe eseguito tutti gli esami necessari per sottoporsi all'intervento ginecologico per l'asportazione del condiloma sul collo dell'utero diagnosticato dal suo medico di fiducia durante una visita a Grosseto.  I dubbi dei familiari riguardano il periodo che Silvia ha trascorso in clinica prima di andare in sala operatoria. «Non abbiamo mai visto l'anestesista e abbiamo parlato solo con il ginecoloco con cui ci siamo confrontati per decidere quale anestesia fare, scegliendo quella locale». Che cosa sia accaduto in sala operatoria, dunque, resta un mistero. La clinica ripete che sono state eseguite «tutte le procedure in rispetto dell'arte medica». Ma qualcosa deve essere andato storto perché appena l'anestesista ha effettuato l'inizaione Silvia avrebeb avuto i primi sintomi di quello che di lì a poco sarebbe diventato un arretso cardiorespiratorio fatale.  Per ricostruire quello che è avvenuto in sala operatoria la polizia ha sequestrato tutti i documenti relativi alla permenza della ventitreenne nella clinica. Ieri abbiamo cercato di contattare il ginecologo che si è limitato a dire che «è in corso un'indagine», senza voler aggiungere altro.  Sulla morte di Silvia, oltre alla Procura di Civitavecchia si muove anche la politica. La Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari chiederà chiarimenti e l'iontervento dei Nas. «Di pari passo alle indagini avviate dalla Procura di Civitavecchia, la Commissione che presiedo - spiega l'onorevole Leoluca Orlando - si occuperà di far luce su questo triste episodio, chiedendo all'Assessore alla Sanità della Regione Toscana Daniela Scaramuccia, una relazione contenente ogni utile elemento di conoscenza sull'accaduto». La stessa Commissione presieduta da Ignazio Marino ha chiesto ai carabinieri del Nas di avviare un'istruttoria sulla morte di Silvia. «Su quanto è accaduto - afferma Marino - è necessario fare luce in maniera rigorosa e completa. Appena appresa la notizia ho chiesto ai carabinieri del Nas di avviare una istruttoria».

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