Il Tirreno

Grosseto

«Un'operazione semplice, domani torno»

Federico Lazzotti
<b>IL SORRISO </b>Contagioso di Silvia Cannelli
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IL SORRISO Contagioso di Silvia Cannelli

Il saluto di Silvia agli amici. Indagine della Procura: cartelle sequestrate, giallo sull'anestesia

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 GROSSETO. Il sorriso di Silvia Cannelli si è spento a 23 anni in una sala operatoria della clinica Siligato di Civitavecchia durante quello che doveva essere un banale intervento chirurgico. «Domani - aveva detto al titolare del Casinò caffé prima di partire con la mamma - torno al lavoro, tanto è una cosa da nulla». E aveva sorriso, come faceva davanti alla vita.  Invece durante l'anestesia qualcosa deve essere andato storto e il suo cuore si è fermato su quel lettino prima che il ginecologo che doveva asportarle un banale condiloma iniziasse ad operare. Inutile la corsa verso l'ospedale San Paolo di Civitavecchia per cercare di far battere ancora il suo cuore. Silvia è stata dichiarata morta alle 18.20.  La Procura laziale ha già aperto un'inchiesta per ricostruire quello che è avvenuto tra le 8 del mattino, ora in cui Silvia è entrata in clinica, e le 18 quando dalla stessa clinica hanno chiesto l'intervento di un'ambulanza. Già martedì sera la polizia, su disposizione del pubblico ministero Alessandro Gentile, ha ascoltato la mamma della ventitreenne, mentre gli stessi investigatori hanno sequestrato la cartella clinica. Domani è prevista l'autopsia per accertare le cause della morte.  Questa mattina, invece, l'avvocato della famiglia presenterà un esposto in Procura. Nelle due cartelle tutti i dubbi su una morte assurda, che ha fatto espolodere la rabbia degli amici di Silvia, che su Facebook chiedono che «venga fuori la verità» e se c'è stato un errore o negligenza «i colpevoli paghino per i loro errori. Perché scrive un amico «non si può morire a 23 anni per una stupidaggine simile».  Al centro dell'esposto la procedura con cui è stata scelta e poi somministrata l'anestesia. «La paziente assieme alla famiglia - spiega il legale Roberto Abruzzese - al mattino aveva parlato con il ginecologo per mettersi d'accordo tra quella epidurale e quella locale. Lo stesso medico - prosegue l'avvocato - vista la semplicità dell'intervento avrebbe consigliato quella meno invasiva». Dalla ricostruzione della famiglia, l'anstesista non avrebbe mai parlato né con la famiglia né con la paziente fino alle 17, quando Silvia è entrata in sala operatoria. «Che anestesia è stata fatta? Erano state eseguite tutte le intolleranze necessarie per verificare eventuali allergie», si domanda il legale nell'esposto.  Da parte sua, la clinica Siligato affida la propria posizione ad un breve comunicato.  «Siamo profondamente rattristati per l'accaduto - spiegano dalla direzione - ma al tempo stesso consapevoli di aver operato nel rispetto dell'arte medica, attuando i protocolli relativi all'intervento e alla procedura anestesiologica. La questione è al vaglio della Procura della Repubblica di Civitavecchia per la quale abbiamo massimo rispetto e fiducia».  Oltre alla questione che riguarda l'anestesia il legale della famiglia punta il dito sulla mancanza, all'interno della struttura ospedaliera convenzionata con il servizio pubblico, di un reparto di Rianimazione. «Con la strumentazione adatta non è escluso che potessero riuscire a salvarla».  Alla clinica Siligato di Civitavecchia, Silvia Cannelli ci era arrivata tramite il suo ginecologo di fiducia, un ex medico dell'Asl ora in pensione. «Quando durante una visita ha notato il condiloma - prosegue l'avvocato - le ha consigliato di rivolgersi alla clinica privata con la quale collabora». In quel modo Silvia «avrebbe risparmiato tempo rispetto alle attese del servizio pubblico e sarebbe stata seguita da una persona di cui si fidava».  Così ha preso appuntamento per martedì, ma già la settimana scorsa sarebbe stata convocata per alcuni esami in vista dell'intervento chirurgico. «Le hanno spiegato -racconta un' amica - che era una cosa da niente».  È con questo spirito che lunedì è salita in macchina con la mamma ed è andata a Civitavecchia, salutando gli amici e il fidanzato e dicendo che sarebbe tornata a lavoro il giorno dopo. Invece la sua vita si è spenta. E adesso chi ha sfiorato la sua allegria, gli occhi azzuri, la linguaccia con cui salutava e quella risata contagiasa, piange e chiede di sapere che cosa sia successo dentro a quella sala operatoria da cui Silvia è uscita senza il suo sorriso.  

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