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Grosseto

Il dottor Vincenzo Alvino: «L’iniezione? Perché è doloroso»

«Un caso su un milione ed è difficile prevederlo»

«Un caso su un milione ed è difficile prevederlo»

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 GROSSETO. «La premessa in un caso simile è d'obbligo e riguarda la conoscenza del caso nei suoi minimi particolari. Cosa che non conosco e che dovrà accertare la magistratura. In ogni caso se si trattava, come sembra, di un condiloma sul collo dell'utero si tratta di un'operazione molto semplice che si fa in anestesia locale perché senza è molto dolorosa». In gergo si chiamano creste di gallo e dagli addetti ai lavori è cosiderato un intervento semplice, di routine, che molto spesso viene eseguito anche a livello ambulatoriale. «Non conosco i numeri precisi - prosegue Alvino - ma complicazioni simili sono estremamente rare. Si può parlare di un caso su milione se come sembra l'anestesia possa provocare uno choc anafilattico letale. In ogni caso, anche nell'eventualità in cui ci siano dei problemi, l'anestesista può sempre risolvere la situazione con un'iniezione. Se questo non è successo credo sia stato perché c'è stato un tracollo delle condizioni cardiorespiratorie della ragazza». È su questo punto che il legale della famiglia di Silvia Cannelli baserà molto dell'esposto che consegnerà questa mattina in Procura e soprattutto sull'assenza nella clinica di una sala di rianimazione. L'altro dubbio riguarda invece la sostanza usata come anestetico e il motivo per cui abbia innescato il tracollo della ventitreenne. F.L.

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