Il Tirreno

Grosseto

Saracinesca chiusa al bar

Matteo Baccellini
Saracinesca chiusa al bar

Affranti il gestore e i clienti: «Era sempre di buonumore»

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 GROSSETO. Davanti all'insegna del Casinò Cafè, in via Svezia, dove Silvia lavorava part time la mattina, c'è il cartello che nessuno avrebbe voluto leggere: «Chiuso per lutto». Lo hanno affisso i due nuovi gestori, Elisabetta Rolando e Alberto Moroni, che da pochi mesi hanno preso il locale di proprietà di Simone Moscatelli. Non ci credono ancora, hanno perso una ragazza impareggiabile. E una barista bravissima. «Era una ragazza solare, - dice Alberto Moroni, il suo ultimo datore di lavoro - si dava un gran daffare sia nel mio locale che allo Skye, dove lavorava la sera nel weekend. Aveva bisogno di guadagnare per pagare l'affitto, conviveva con il suo fidanzato Luca. E non si risparmiava mai».  Con i gestori del Casinò Cafè c'era un'accordo, prima dell'operazione. «Ci aveva detto di chiamarla dopo le 15 perché a quell'ora avrebbe finito l'operazione - aveva detto Silvia - Era partita la mattina stessa con i genitori (il padre è bancario al Monte dei Paschi) per Civitavecchia, era un'operazione in day hospital. Tutto lasciava pensare ad una cosa di routine. Invece è andata così...Ma come si fa a morire a 23 anni?».  La notizia della morte si è sparsa nel tardo pomeriggio di martedì. «Noi continuavamo a chiamarla sul cellulare - spiega Moroni - ma non rispondeva nessuno. Abbiamo provato con i genitori, ma niente da fare anche lì, squilli a vuoto. Allora una sua amica, anche lei non riusciva a contattare Silvia, un po' preoccupata è andata a casa del fidanzato. Lui sapeva già tutto, era distrutto. E ha dato per primo agli amici la tragica notizia».  A quel punto, anche tramite Facebook (vedi sotto), il passaparola ha iniziato a circolare on line. «Silvia era una ragazza d'oro, e non lo dico perché non c'è più. Scrivetelo. Aveva un sorriso contagioso come poche altre persone». A parlare è uno dei vicini di negozio di via Svezia, Stefano, dipendente di Ima, la farmacia veterinaria all'angolo con viale Europa. «Facevo colazione tutte le mattine al Casinò Cafè - prosegue il giovane - ci lavorava da pochi mesi ma ormai avevamo instaurato un bel rapporto. Ci prendevamo in giro a vicenda, si scherzava. Non riesco a credere che non ci sia più. Era sempre disposta alla battuta, aveva una buona parola per tutti. Fa male dirlo, ma sono proprio queste persone che ci lasciano troppo in fretta».  Passa un collega della farmacia veterinaria, Tommaso. «La conoscevo da poco tempo, aveva un grande sorriso, amava il suo cane e l'allegria. Non dava idea di essere preoccupata per questa operazione. L'aspettavamo di nuovo al bar, dietro al bancone, già questa mattina (ieri, ndr). Poi ho saputo quello che era successo. Una tragedia, non riesco a capacitarmi ancora».  Dal Casinò Cafè passa anche la madre del proprietario. Conosceva Silvia da poco ma aveva avuto un'ottima impressione. «Era qui da Natale - dice - si faceva ben volere sia dai datori che dai clienti. Era sempre di buon umore. A Civitavecchia doveva restare solo un giorno...». Purtroppo, non tornerà.

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