Attenzione
«Foto in Rianimazione, no alla gogna»
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RIANIMAZIONE Una delle foto scattate nel reparto Censini: medico e infermiere devono tornare subito in servizio
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GROSSETO. Sì a un procedimento disciplinare ma no a soluzioni "forcaiole". Sì al giudizio sull'infrazione commessa ma no alla gogna mediatica. E medico e infermiere devono tornare subito in servizio. Così il segretario provinciale Uilfpl, Giampaolo Censini, a proposito delle foto choc nel reparto di rianimazione, il cui caso è esploso nei giorni scorsi. Il sindacato dichiara di deplorare l'episodio che vede protagoniste una dottoressa e tre infermiere. Aggiunge però alcuni spunti: «Crediamo infatti, facendo riferimento alla pubblicazione su "facebook", che ormai il modello di "apparire" ampiamente diffuso da tempo nella nostra cultura, esplicato attraverso una sorta di bombardamento mediatico e televisivo (da programmi come "grande fratello" o "isola dei famosi" distolga da molto, troppo tempo, la gente da quelli che sono valori umani ed etici. Bisogna quindi dare, ognuno nel suo piccolo, un segnale di drastico cambiamento di rotta, dove non conta l'apparire, ma l'essere». Secondo Censini questa è stata una «enorme leggerezza (e non "colpa grave", parlando con linguaggio da codice penale)» aggravata perché «compiuta da chi ha pronunciato il giuramento di Ippocrate». «Tuttavia - aggiunge il segretario -il processo mediatico che è stato approntato in questa situazione ci spinge ad affermare che è legittimo che i dipendenti interessati vadano incontro ad un procedimento disciplinare, ma soluzioni "forcaiole" come il licenziamento, non portano da nessuna parte. Si deve passare dalla cultura della colpa a quella della responsabilità. Siamo certi che questi dipendenti (ai quali, togliere i posto significa rovinare la vita) abbiano ben compreso l'entità del loro grave errore e vada loro assegnata una seconda possibilità». Inoltre, aggiunge la Uil «le persone interessate devono essere giudicate per l'infrazione disciplinare che hanno commesso, senza per questo essere messe sulla gogna mediatica (che poi, come si è visto, porta all'esasperazione ed alle minacce) od essere assurte, alla fine, ad una sorta di "rogo pubblico" che sa tanto atto di condanna esemplare per placare una sete di "vendetta" che si sta affermando in parte dell'opinione pubblica». «Crediamo quindi fermamente che vada data ai dipendenti Asl interessati una seconda possibilità. Si chiede inoltre la loro utilizzazione immediata in servizio, con interruzione del periodo di sospensione dal lavoro».
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