Sicurezza
IL RACCONTO
«Chiamati di corsa in caserma, ansia per nostra figlia»
1 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «Ci hanno chiamato all'ora di pranzo e ci hanno chiesto se eravamo i genitori di nostra figlia. Poi ci hanno detto di andare in caserma perché era urgente. In quel momento nostra figlia era a scuola. Quando abbiamo sentito i carabinieri che chiedevano di lei può immaginare l'ansia, ci siamo agitati. Continuavamo a chiedere se fosse successo qualcosa, se le era capitato un incidente». Il racconto dei genitori della bimba, uno dei 25 piccoli iscritti all'asilo nido del Cottolengo, è simile a quello di altre mamme e papà che negli ultimi tre mesi sono stati ascoltati all'interno dell'indagine sui presunti abusi di metodi di correzione. «Ci hanno fatto domande sui nostri figli - vanno avanti - sul loro comportamento all'uscita dall'asilo, se avessimo mai notato comportamenti strani, lividi o cicatrici. Per tutte quelle domande ci siamo spaventati, abbiamo domandato che cosa stesse accadendo. Loro ci hanno risposto di stare tranquilli, che stavano facendo degli accertamenti. Come altri genitori, non abbiamo mai messo in dubbio la bontà di questa struttura e delle maestre e infatti abbiamo continuato a portare i nostri figli ogni mattina».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google