Attenzione
Avevano dato in escandescenze in Questura
Resistenza agli agenti condannate madre e figlia
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GROSSETO. Madre e figlia condannate a 4 mesi e 15 giorni ciascuna (pena condonata) per aver dato in escandescenze in Questura, quando era ancora in piazza Rosselli. Il giudice Puliatti ha disposto anche il pagamento delle spese di custodia in carcere. Luciana Cencioni, 50 anni, e la figlia Susanna Falorni, assistite rispettivamente dagli avvocati Vichi e Fanti, dovevano rispondere di un episodio di resistenza con lesioni nei confronti di agenti della polizia di stato: pugni, schiaffi e calci. E anche morsi. Tre poliziotti - due ispettori e una sovrintendente - vennero presi a morsi e a botte il 26 giugno 2004. I tre quel giorno avrebbero invitato a uscire dai locali della Questura le due donne, perché queste ultime li stavano ingiuriando e minacciando. Per risposta, avrebbero ricevuto le botte: i tre poliziotti erano stati giudicati guaribili in 2, 5 e 5 giorni. Non solo. La Cencioni avrebbe anche detto «prima vado dal questore e poi dal ministro con cui ho già preso appuntamento»; la Falorni «ho due anni di condizionale, non mi frega niente di voi». Violenze e minacce con le lesioni a pubblico ufficiale per commettere il delitto di resistenza. Quel pomeriggio era dovuta intervenire anche il 118. Poco dopo le 13 la Cencioni era arrivata in Questura, dove era stata vista anche nei giorni precedenti, per esporre alcuni suoi problemi; aveva raccontato le sue ragioni, poi aveva iniziato ad alzare la voce. Il personale aveva cercato di tranquillizzarla, poi era servito il 118. La donna nel frattempo era uscita e, ancora alterata, aveva attraversato la piazza, seguita dagli agenti. Qui era stata raggiunta anche dalla polizia municipale. Un'altra ambulanza aveva preso poco più tardi a bordo la figlia. Il pm Pizza aveva chiesto 6 mesi.
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