Sicurezza
Campi da calcetto sotto indagine
Lorenzo Santorelli
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VIA EUROPA limpianto di fronte alla Questura è uno dei più frequentati di Grosseto Sospette sostanze tossiche, ma in Maremma sembra tutto ok
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GROSSETO. Giocare a calcio o calcetto può costare caro alla salute. Non solo per il rischio di infortuni, bensì per il potenziale rischio cancerogeno di alcuni materiali utilizzati nei manti in erba sintetica. Cinque anni dopo l'indagine della Procura di Roma che, nel 2006, scoprì sostanze dannose in 350 campi, oggi è un'inchiesta dell'Istituto superiore della sanità a riaccendere nuovamente i riflettori sul pericolo. Nel mirino dei ricercatori, che hanno testato a campione tredici strutture di calcio a 11, scoprendo che tutte presentavano problemi e quattro erano "a rischio", sono finiti tre tipi sostanze: gli Ipa, idrocarburi policiclici aromatici, estratti dal carbon fossile o dal petrolio; il toulene, un solvente utilizzato in sostituzione del benzene; alcuni metalli pesanti come piombo e zinco. In Maremma. In zona esistono solo due campi di calcio a 11 in erba sintetica. Uno è quello della Nuova Grosseto di via Canada, omologato dalla Lega nel 2010. «L'intaso è vegetale, composto da sughero e cocco - dice Alberto Cosmelli, direttore tecnico della Limonta, l'azienda realizzatrice dei campi sintetici in questione - siamo stati i primi in Italia ad utilizzarlo e brevettarlo». L'altro è quello di Paganico, omologato nel 2011 e realizzato dalla Mondo. «Utilizziamo termoplastica, caucciù e gomme vergini - spiega l'ingegner De Gobbi, product manager dell'azienda - e un campo a 11, considerando manto e sottofondo, costa intorno ai 400mila euro». Calcetto. Nettamente più numerosi sono i campi di calcetto, quasi tutti in erba sintetica. «I nostri li abbiamo costruiti ex novo o rifatti nel 2008 - dice Marcello Quattrini, proprietario del Tc Europa2000 di via Austria e del Tce di via Bulgaria - con un intaso in gomma verde e sabbia». Quattrini non è preoccupato dalla prospettiva economicamente onerosa di dover sostituire i campi ogni otto anni. «Normalmente un campo dura al massimo dieci anni prima di usurarsi, quindi cambia poco. In media per quelli di calcio a 5 spendiamo sui 20mila, per costruire quello a 8 siamo arrivati a 100mila euro». Stessi parametri confermati anche dal segretario del circolo di via Cimabue, Maurizio Marsili. «Il manto lo rifacciamo all'incirca ogni sei anni e l'ultima volta è stato tre anni fa. Abbiamo speso 22.000 euro per ogni campo». Basta gomma. Alcune aziende che adoperavano la gomma derivante da pneumatici, dopo la prima inchiesta del 2006, hanno cessato l'utilizzo di questo materiale. È il caso della Appia Asfalti di Roma che ha realizzato i campi Uisp in via Romania e quelli di calcio a 5 vicino al Casalone, a Istia d'Ombrone e Marina di Grosseto. «Preferiamo usare la gomma rivestita da resina o il termoplastico - spiega il direttore tecnico Roberto Papetti - che è lo stesso materiale utilizzato per i giocattoli. Non sono presenti Ipa o metalli pesanti, è sicuro come gli intasi naturali però garantisce una qualità maggiore». Ma il prezzo, inevitabilmente, è un po' più alto rispetto alla media: sui 25.000 euro a manto. «I bambini possono persino metterselo in bocca senza conseguenze - conferma il presidente della Uisp di Grosseto, Sergio Stefanelli - Il decreto non ci preoccupa, rifacevamo i campi ogni 8 anni lo stesso, perché si usuravano». Un manto di ultima generazione in monofili di polietilene, come il "Piola" di Novara, è quello realizzato dalla Biffi Spa di Bergamo al campo Zauli. «L'intasamento è in cocco» assicura il direttore commerciale, Guendal Cioni. Un campo innovativo al di sopra dei prezzi di mercato. «Lo abbiamo rifatto un anno fa spendendo 38.000 euro - dice Alfio Giomi, presidente della società Pellegrini - comprensivi della rimozione e dello smaltimento del manto vecchio». Ecco il certificato. Ogni azienda contattata ha rilasciato ai clienti un certificato con studi di laboratorio che escludono la presenza di materiali nocivi o allergenici. Del resto è lo stesso Istituto superiore di sanità a confermare che i rischi legati alla polverizzazione ed inalazione dell'intaso, soprattutto con il caldo, riguardano solo la Sbr, la gomma stirene butadiene nera, derivante dai pneumatici. Un materiale che, a sentire aziende e società, non è presente nei campi grossetani.
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