Il Tirreno

Grosseto

La soluzione è arrivata grazie a don Enco Capitani, da lunedì la trentottenne torna al lavoro

Un tetto per Monica e la sua bambina

Enrico Pizzi
<b>LIETO FINE.</b> Monica Pinna ha trovato un alloggio grazie a don Enzo
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LIETO FINE. Monica Pinna ha trovato un alloggio grazie a don Enzo

Sfrattata da casa, ieri mattina si è incatenata davanti al Comune

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 GROSSETO. Ieri pomeriggio Monica Pinna aveva in tasca le chiavi di un appartamento. Una soluzione temporanea trovata grazie all'intervento di don Enzo Capitani e dell'associazione Le Querce di Mamre, dopo che la giovane mamma aveva raccontato la sua storia al Tirreno e, ieri mattina, si era incatenata al portone del Comune per chiedere un tetto per sé e la sua bambina di 28 mesi.  Monica Pinna è arrivata in piazza Dante poco prima delle 8.30, si è avvicinata al portone del Comune e lì si è incatenata, sedendosi a terra.  Lei, una giovane donna minuta, ha 38 anni, vive a Grosseto da 20 anni e adesso ha una bambina piccola da accudire da sola, da quando il suo ex compagno le ha lasciate.  È disperata, ma lucida. «Da domani - dice e ripete - non ho più un tetto per me e per mia figlia, da lunedì avrò un lavoro con un'impresa di pulizie, tre volte a settimana, è già qualcosa per ricominciare, ma ho bisogno che qualcuno mi aiuti». Rialzarsi, da soli, in quelle condizioni, non è facile. «Capisco - dice tra le lacrime - perché tante mamme decidono di abortire». L'aiuto, per lei, in questo momento, è un tetto, una stanza, un luogo in cui stare con la bambina, in attesa che, in estate si apra qualche prospettiva nelle graduatorie dell'emergenza abitativa. E magari anche un posto per la piccola in un asilo comunale, visto che ad oggi la donna è costretta a ricorrere ad un servizio a pagamento per poter lavorare.  Dopo che si è legata al portone del Comune sono arrivati i vigili urbani, è iniziato un giro di telefonate. Pochi minuti dopo è passato il sindaco Emilio Bonifazi che si è soffermato solo qualche secondo prima di salire nel suo ufficio. Lei è rimasta lì, seduta a terra, ad aspettare che qualcuno, oltre i vigili urbani, le parlasse, cercasse insieme a lei una soluzione, anche temporanea.  Si è fermato il vicesindaco, Paolo Borghi, che l'ha ascoltata, ha parlato con lei, è riuscito a convincerla ad aprire il lucchetto che chiudeva la catena con cui si era legata, mentre stava arrivando don Enzo Capitani. Poche parole e poi Monica si è allontanata con don Enzo. Con le lacrime agli occhi, ma la speranza di una soluzione che è arrivata.  Don Enzo le ha consegnato le chiavi di uno dei due appartamenti che, con l'associazione Le Querce di Mamre, ha preso in affitto proprio per affrontare situazioni di emergenza come questa. «Da un anno a questa parte - spiega don Enzo - stiamo portando avanti questa iniziativa per cercare di dare una risposta al problema degli sfratti: oltre a pagare gli affitti per le famiglie in difficoltà, credo sia opportuno - spiega il sacerdote - avere a disposizione degli appartamenti per dare a queste persone un luogo dove poter riprogrammare il loro ingresso nel tessuto sociale. Chi ha perso il lavoro o la casa deve avere del tempo in cui, senza altre preoccupazioni di affitti e bollette, possa recuperare le energie per proseguire il proprio cammino».

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