Il Tirreno

Grosseto

Segretario generale sott'accusa

Francesca Gori
<b>IL CARTELLO.</b> Affisso ieri davanti alla porta del funzionario
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IL CARTELLO. Affisso ieri davanti alla porta del funzionario

Cartello all'ufficio Toponomastica: «Si è fatto una legge per sé»

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 GROSSETO. Un cartello che ha messo in subbuglio ieri mattina gli uffici di via Saffi. Sede dei servizi demografici del Comune, primo del mese. Non è un pesce d'aprile. La questione è seria: su quel cartello il nome del segretario generale accusato di essersi fatto un norma "ad personam".  Titolo: le meraviglie del potere di chi comanda. Testo: «Il segretario generale del Comune di Grosseto, dottor Mario Venanzi, oltre a percepire nel mese di marzo la modica cifra di 17mila euro (frutto delle sue discutibili fatiche, corrispondenti ad un anno e mezzo dello stipendio annuo di un dipendente) in accordo con l'amministrazione comunale, ha presentato alla firma un nuovo regolamento comunale dove con un abile giro di parole mantiene la carica e le prebende corrispondenti di direttore generale abolito per legge. I sindacati, accortisi degli imbrogli, hanno bloccato il provvedimento truffa».  Non si nasconde dietro le scartoffie e i faldoni ammucchiati sulla sua grande scrivania l'autore di quel cartello. Massimo Travison, funzionario dell'ufficio Toponomastica, è sereno. «Mi hanno chiesto di toglierlo subito da lì - dice - ma non ci penso nemmeno. I cittadini devono sapere come sono amministrati i loro soldi, come sono spesi». Un ragionamento che non fa una grinza, trattandosi di dipendenti pubblici. «Il fatto è che l'economia non gira, l'Italia è allo sbando - dice - e quella che è la sete di potere che vediamo ogni giorno a livello nazionale, si vive sulla nostra pelle anche nei nostri uffici». La differenza di stipendio è alta. Travison, trentotto anni di lavoro per l'amministrazione, venti da vigile e 18 all'ufficio toponomastica guadagna 1.250 euro al mese. «Ma non è solo la differenza di stipendio - dice - che è differenza, in certi casi, di responsabilità. È una questione morale. Non si può presentare la bozza di un regolamento che ridisegna tutti i settori dell'amministrazione e mettere tra quegli articoli una normetta che permetta a chi la firma di mantenere un incarico che deve essere cancellato. Il Comune, i suoi soldi, li deve spendere per i cittadini e soprattutto non deve utilizzare sotterfugi per aggirare le leggi».  Massimo Travison, le sue battaglie, le combatte da tempo. Tessera dell'Italia dei valori in tasca e l'immagine di Padre Pio dietro la scrivania, ieri non ha voluto saperne di staccare quel cartello dalla porta del suo ufficio, messo in bella vista sotto il nome del suo settore. Un cartello che ha suscitato qualche malumore. «Ma non m'importa - dice - si devono svegliare».

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