Il Tirreno

Grosseto

Giusto indignarsi, giusto punire Ma è una leggerezza dentro il dolore

Matteo Peppoloni

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E' giusto che ognuno dica la sua, che esponga la propria opinione in merito a questa "notiziona" che tanto scandalizzerà la provincia grossetana. E' giusto che una cittadina si senta in dovere di scrivere ai quotidiani locali per render noto l'accaduto. E' giusto che i vertici dell'azienda prendano provvedimenti disciplinari, chiedano le dovute spiegazioni e sospendano temporaneamente i protagonisti di questa "indignazione". Indignazione? ma quale indignazione... Lei, cara cittadina, crede che l'ambiente sanitario sia luogo di sola sofferenza, di dolore, di paure, di pianti inconsolabili e di ultime speranze. Lei, cara cittadina, crede che l'ospedale sia una realtà dove gli odori forti, le ferite purulente, le urla di disperazione, il caldo soffocante e sudato, siano i giusti contorni per poter parlare di malattia, di ricovero, di degenza. Di morte. Lei, cara cittadina, crede che nel "suo" nosocomio un sorriso sincero o una battuta sana siano incompatibili, inadeguati con la patologia del suo parente, del suo amico, della persona amata.  Conosco bene il reparto in questione. Conosco bene i colleghi, medici ed infermieri. Conosco benissimo la passione e l'altissima qualità professionale che vigila su quei pazienti. E' vero, hanno peccato di leggerezza nello scattare e pubblicare una foto con dei pazienti sullo sfondo e hanno sbagliato a fumare nella cucinetta (ben lontana dai letti di degenza). Dovrebbero "pagare" per questo, niente di più. Un professionista preparato che sorride e fa sorridere non deve essere "attaccato", ma soltanto difeso. Diceva Patch Adams che "ridere non è solo contagioso, ma è anche la miglior medicina".

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