Il Tirreno

Grosseto

Un’azienda e i suoi 20 dipendenti a rischio. Sotto accusa norme che bloccano investimenti già in corso

Fotovoltaico, da risorsa a disastro

Gabriele Baldanzi
<b>IMPIANTI </b>fotovoltaici: &egrave; polemica
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IMPIANTI fotovoltaici: è polemica

Lo sfogo di un imprenditore contro il decreto Romani: «Settore rovinato»

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 GROSSETO. Il geometra Rossano Fanelli, amministratore della società follonichese Fanelli Energia, 20 dipendenti, ha inviato una lettera ai consiglieri regionali per spiegare le conseguenze delle nuove normative sul fotovoltaico: il decreto Romani e la legge regionale 11/2011.  «Aziende come la mia - attacca Fanelli - sono in difficoltà a causa delle nuove disposizioni normative. In particolare contestiamo il primo comma dell'articolo 6 che, per prevenire scempi ambientali, fissa in 200 metri la distanza minima fra gli impianti fotovoltaici. Il principio sarebbe anche giusto ma provocherà l'escamotage del frazionamento delle aziende agricole per determinare lotti distanti più di 200 metri. Intanto però coloro - faccio un esempio - che hanno ipotecato il podere per realizzare un medio-piccolo impianto, adesso si vedono bocciare le pratiche nelle Conferenze dei servizi. Io ho dei committenti che hanno già pagato 15mila euro per le progettazioni e si sentono rispondere dalla Provincia che la nuova legge vieta di realizzare quanto presentato. Così si sono volatilizzati otto mesi di lavoro per circa 2 milioni di euro. Un disastro, che mi costringerà a riprogrammare un anno di lavoro e rinunciare a molti lavoratori».  Negli ultimi tre mesi negli uffici ambiente ed energia delle Province toscane il clima è stato infuocato. Da quando, a metà dicembre scorso, la giunta regionale ha approvato lo stop ai maxi impianti fotovoltaici sopra i 4.000 metri quadrati con una delibera che successivamente si sarebbe trasformata in legge, investitori e imprenditori del settore sono entrati in fibrillazione. Tutti a stringere i tempi per ottenere il via libera ai progetti già presentati, temendo (a ragione) la retroattività della nuova disciplina. Un provvedimento, quello regionale contestato da Rossano Fanelli, nato per fare scudo alle richieste di "coltivazione" arrivate nel 2010. Troppe. Tanto da far gridare allo scempio le associazioni ambientaliste.  Tre in particolare le province in cui gli investitori avevano trovato terreno fertile: Pisa, Grosseto e Livorno. In Maremma dal 2006 al 2010 erano stati rilasciati solo 30 permessi per parchi solari sopra i 200 Kw, per un totale di 30 Mw, più o meno 60 ettari. Nel 2010 il boom. Qui aspettano di essere approvati quattro mega-impianti: a Roccastrada e sulle colline dell'Albegna. In totale 200 ettari strappati all'agricoltura per impiantarci metallo. Sì, perché il fotovoltaico genera guadagni molto più alti dell'agricoltura.  Fanelli, si concentra sul ministro Romani («vergognoso che dica adesso il nucleare deve andare avanti») e sul consigliere regionale Pdl Andrea Agresti, «colui - scrive - che tanto si è adoperato nell'ultimo mese per cambiare, in peggio, la proposta di legge 62, ottenendo poi - rispetto al testo che noi conoscevamo e avevamo accettato - la modifica del primo comma dell'articolo 6, di cui non c'era necessità».  Fanelli sfida Agresti: «Pretendo di avere il mio peso sociale come azienda e per questo che chiedo risposte sui contenuti. Io sono disposto a discuterne apertamente, senza problemi, anche in tv. L'unico risultato delle modifiche imposte da Agresti sarà una grande perdita di tempo per la ricerca di escamotage, come il frazionamento dei terreni agricoli, vendite fittizie e in conclusione la diffusione di impianti a macchia di leopardo».  Un solo articolo (o meglio ancora due commi), secondo Fanelli, rende odiosa una legge che era nata con il giusto spirito: cioè regolamentare le realizzazioni di impianti a terra per tutelate il territorio. Martedì mattina Fanelli e Agresti avranno un incontro chiarificatore, a Grosseto.  

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