Sicurezza
Stroncato da un infarto a caccia
Francesca Gori
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LA VITTIMA. Fernando Cardone aveva 72 anni Si è accasciato nel bosco, ha donato le cornee e i tessuti
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MONTORSAIO. Ha fatto in tempo a fare una battuta a un suo compagno di squadra. A dire «Dopo aprile viene maggio». Poi si è accasciato, sotto gli occhi dei cacciatori che con lui stavano andando a prendere posizione alla posta. Fernando Cardone, 72 anni, è morto nella macchia, tra Montorsaio e Pietratonda. Nell'unico posto in cui avrebbe voluto farlo. Lo diceva sempre al figlio Moreno, patron del ristorante l'Uva e il Malto di via Mazzini. «Se devo morire, spero di morire nella macchia». Ieri mattina era andato a caccia al cinghiale. Gli ultimi due giorni utili per caricare la doppietta con la palla asciutta. Ha accompagnato suo nipote Mattia a scuola, poi ha raggiunto i suoi compagni di squadra. Una trentina di cacciatori esperti che come lui avevano un obiettivo: quello di chiudere in bellezza la stagione. Stava camminando con loro verso le poste quando il suo cuore si è fermato. Fernando non aveva mai avuto problemi. La morte è arrivata così, in quell'ambiente che amava, proprio durante una di quella giornate consacrate alla sua grande passione, la caccia. Un'attività che vedeva con gli occhi di un Mario Rigoni Stern: il contatto con la natura, l'arte della pazienza, il guizzo al momento giusto. I suoi compagni di squadra lo hanno visto accasciarsi e hanno chiamato immediatamente il 118. È arrivato anche Pegaso, che si è rialzato in volo vuoto. Fernando era già morto. Nella macchia tra Montorsaio e Pietratonda sono arrivati anche i carabinieri. Nella caduta, si era ferito leggermente al volto, ma il medico ha subito capito che quelle ferite non erano state provocate da un'arma. Sono stati i militari a chiamare il figlio Moreno. Che proprio due mesi fa, con la moglie Samantha, aveva regalato a suo padre una delle gioie più grandi. Farlo diventare nonno per la quarta volta, di un bambino che porta proprio il suo nome e che ogni mattina andava a trovare al ristorante di via Mazzini. Nato a Terni, Fernando viveva da tantissimi anni in città. Finanziere in pensione, a Grosseto Fernando si divideva tra la sua famiglia, sua moglie Franca, i suoi figli Moreno e Margherita, la nuora Samantha e il genero Carmine. E i suoi quattro nipotini, che gli hanno regalato la gioia più bella. Quella del mestiere di nonno, sempre dietro a Mattia, Niccolò, Andrea e, da due mesi, al piccolo Fernando. Un uomo straordinario, un gran lavoratore, cocciuto e testardo. Chi lo conosceva bene, lo ricorda così. Straordinario, tanto da aver deciso qualche anno fa di donare gli organi. E ieri al Misericordia i medici hanno proceduto all'espianto dei tessuti e delle cornee. Domani l'ultimo saluto, alle 9.30 alla chiesa dell'Addolorata a Gorarella. Poi l'ultimo viaggio, quello verso il cimitero di Sterpeto.
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