Sicurezza
Piccione impiccato: denunciati
Elisabetta Giorgi
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IL PICCIONE ormai senza vita stretto nella morsa della tagliola appesa al balcone Preso in una tagliola, sette ore di agonia
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FOLLONICA. Animali legati alla catena, rinchiusi in recinti lager, picchiati, abbandonati o seviziati. Sono le storie - a volte di puro sadismo, altre di "banale" imbecillità - che sempre più spesso popolano le cronache delle nostre città "supercivilizzate". Anche in Maremma, purtroppo, terra che con gli animali ha da sempre (vedi la tradizionale festa di S. Antonio) un rapporto profondo. Il triste record dei maltrattamenti spetta a cani e gatti, ma quest'ultima storia è esemplare perché ha per vittima un piccione. Siamo a Follonica, in un palazzo di via Amorotti di fronte al cancello di ghisa dell'ex Ilva, culla e luogo simbolo della "civiltà" follonichese. Qualche giorno fa una coppia di anziani, stanca di vedersi svolazzare i piccioni sul balcone e trovarselo imbrattato di guano, ha piazzato una tagliola tra i vasi dei fiori. La trappola è puntualmente scattata una mattina di qualche giorno fa, alle 9: un volatile è rimasto intrappolato, ma non è morto subito. Nel tentativo di liberarsi è finito per impiccarsi, e l'agonia è durata sette ore, fino alle quattro del pomeriggio, suscitando l'orrore degli inquilini del palazzo e dei passanti che hanno assistito alla scena dalla strada, impotenti. Un calvario che non poteva restare impunito per la polizia municipale di Follonica che ha presentato denuncia in Procura, mentre l'Enpa ha annunciato che si costituirà parte civile. I settantenni rischiano il carcere (fino a 18 mesi di reclusione) o un salasso che può arrivare a 30 mila euro. Una storia «tanto assurda quanto brutta», secondo l'associazione animalista del golfo che grida alla "vergogna" sperando in una punizione esemplare. «Era una bellissima mattina di sole - racconta la responsabile dell'Enpa di Follonica - quando alcuni abitanti del palazzo hanno notato qualcosa di strano fuori da un balcone del quarto piano. C'era un rumore sordo di ali. Un piccione era rimasto stretto nella morsa di una tagliola legata a una funicella, una tagliola di quelle che i bracconieri piazzano nella macchia». A metterla lì era stato il proprietario dell'appartamento. Ma per liberarsi, l'animale era rimasto ancora più imprigionato alla trappola, finendo per penzolare nel vuoto, impiccato dal suo stesso movimento. I testimoni hanno visto tutto dal marciapiede e hanno provato a contattare i proprietari che però non erano a casa. Intanto sono passate le ore e l'animale è morto, ma l'agonia - racconta l'Enpa - è stata lunghissima. È stata la stessa municipale a presentare denuncia in Procura per maltrattamento di animali, in base all'articolo 544 del codice penale che punisce "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale o lo sottopone a sevizie". La pena è della reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5mila a 30mila euro; pena tanto più severa se l'animale muore. «Per questo reato - conclude l'Enpa - il legislatore ha inasprito le pene. A questo punto confidiamo nell'applicazione della giustizia. È arrivata l'ora che la gente paghi per quello che fa, e che soprattutto sappia che esistono pene molto severe. Serve una punizione esemplare per le azioni che si commettono, tra l'altro, gratuitamente. Per allontanare un piccione sarebbe bastato un semplice dissuasore, senza bisogno di provocare una morte atroce».
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