Attenzione
Tre viaggi per farsi ingessare
Fiora Bonelli
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TRE VIAGGI Lodissea della signora ferita davanti a casa a causa del ghiaccio per essere ingessata L'odissea di una signora caduta davanti a casa per il ghiaccio
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CASTEL DEL PIANO. L'odissea di una cittadina di Casteldelpiano che ha impiegato due giorni per ingessarsi un braccio, costretta ad effettuare ben tre viaggi, andata e ritorno col proprio mezzo, da Castel del piano a Grosseto per mancanza di collegamento anche solo telefonico fra l'ospedale amiatino e il Misericordia. Un'odissea inaudita quanto assurda, terminata con le scuse dell'azienda ospedaliera da parte dello stesso direttore generale dell'Asl 9 Fausto Mariotti. Una lettera di scuse che - spiega la sfortunata paziente non ripagano né i disagi né la fatica. L'odissera della signora iniza domenica scorsa, 23 gennaio il giorno dopo l'ondata di maltempo e la conseguente nevicata avvenuta sull'Amiata. La signora, di prima mattina, è caduta a causa del gelo davanti a casa, sentendo dolore al braccio è salita in macchina e si è diretta al pronto soccorso di Casteldelpiano per essere medicata. Ad una prima diagnosi sembra una frottura, ma gli accertamenti non sono possibili, perché radiologia è chiusa, essendo domenica. Il polso viene steccato a alla signora viene consigliato di andare subito a Grosseto. Cosa che viene fatta con la propria auto. Il seocndo atto dell'odissea va in scena nel reparto di Ortopedia del Misericordia. Il medico è impegnato anche al pronto soccorso e dunque i tempi si allungano. Nel frattempo la signora fa i raggi da cui emerge una frattura scomposta. Torna il medico che avverte, però, che la sala gessi è chiusa (è domenica). «Deve tornare domattina», le dice. La signora torna a Casteldelpiano e lunedì di buon'ora è di nuovo a Grosseto. Ma quando arriva il suo turno, si sente dire dal medico che per ingessarla ci vuole l'anestesia, quindi è necessario elettrocardiogramma, analisi, torace. La signora chiede che il tutto venga fatto a Grosseto. Invece no e deve tornare a Casteldelpiano e farsi lì tutte le analisi. La signora, dunque, armi e bagagli, torna sull'Amiata. Qui vengono effettuate le analisi. Dopodichè viaggio ancora a Grosseto dove la malcapitata viene finalmente ingessata. E col gesso arrivano anche le scuse (il direttore generale era stato intanto informato dell'odissea della donna). La signora commentando il suo calvario osserva che sarebbe bastato un contatto fra pronto soccorso di Casteldelpiano e ortopedia e fa presente che con lei altre persone, quel giorno, sono incappate nello stesso meccanismo. «Bisognerebbe rivedere il sistema - dice - anche perchè la domenica in montagna si scia e gli sciatori spesso cadono e hanno bisogno della radiologia e dei soccorsi. Così non si va da nessuna parte».
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