Il Tirreno

Grosseto

La carica delle mamme "occupanti"

Francesca Gori
<strong>PRONTE.</strong> Per passare la notte in fabbrica
◗
PRONTE. Per passare la notte in fabbrica

Brandine e piumoni per affrontare la prima notte in fabbrica

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Brandine, piumoni, libri e borse dell'acqua calda. Un fornellino a gas, da campeggio, e le bustine per preparare la camomilla. È l'occupazione delle vestaglie azzurre. Che resteranno, almeno fino a lunedì, a dormire in fabbrica.  Ieri mattina i dipendenti dell'azienda di abbigliamento si sono riuniti di nuovo in assemblea per discutere le ultime novità che erano uscite dall'ufficio del liquidatore. Poi la decisione. restare nella grande fabbrica a oltranza, almeno fino al 3 febbraio. Cinque giorni per capire davvero cosa sarà del futuro delle vestaglie azzurre.  Un'occupazione che è stata proposta dalle rappresentanti delle lavoratrici della Cgil. Cisl e Uil hanno deciso di non starci. L'unico rappresentante dei lavoratori della Cisl ad aver messo il suo nome nella lista è stato Maurizio Giuliarini. 

In sessant'anni, l'azienda di via Senese ne ha viste di tutti i colori. Ma l'occupazione non era mai stata decisa. Un'occupazione dove non ci sono le facce allegre e scanzonate degli studenti. Ma quelle di donne che stanno rischiando il loro futuro. E che anche ieri hanno dimostrato un senso di responsabilità che appartiene ad un genere e ad una generazione. Mamme, mogli. Qualche nonna. «Abbiamo deciso una formula diversa - spiega Nadia Perino, rsu Cgil - e cioè di cominciare con un'assemblea permanente per non bloccare il lavoro». Lavoro che non c'è. Se non per quanto riguarda quel poco che è rimasto da fare per la griffe Louis Vuitton. «Occupare significa che nessuno entra o esce dalla fabbrica - aggiunge - noi invece abbiamo concordato dei turni, e lunedì mattina le donne che lavorano alla stiratura e quelle che producono i pantaloni saranno al loro posto in catena».

Ci sono ancora alcuni abiti di Louis Vuitton che devono uscire dallo stabilimento. La casa di moda francese li ha pagati in anticipo e l'intenzione delle vestaglie azzurre è quella di consegnarli per tempo. Qualcuna per ammazzare il tempo gioca a carte. Qualcun'altra invece si è portata un libro da leggere. Attaccate al cellulare, a rassicurare i mariti rimasti a casa. A parlare con i figli, molti di loro grandicelli da sapere che cos'è un'occupazione, da dare consigli alle mamme. «I cittini me li portarei a far vedere». Cuore di mamma. Anche Manola fa parte dell'rsu Cgil. Ogni tanto tira fuori il telefono dalla borsa, chiama il marito, si informa sui figli. Tutte uguali. Tutte insieme, a lottare l'ultima battaglia. Quella che le potrebbe far vincere la guerra per il posto di lavoro. La firma sull'assemblea permenente in azienda l'hanno messa in oltre 150. E ci sono anche gli uomini. Pochi, i dipendenti maschi della Mabro. Qualcuno ieri sera è rimasto a dormire con loro.

Qualcun altro invece è passato in serata, quando le vestaglie azzurre si sono ritrovate per mangiare una pizza tutte insieme. Poi il primo turno della notte, con le bosre dell'acqua calda, i piumoni e le brandine. Tre turni al giorno, dalle 9 alle 15, poi fino alle nove di sera. Infine la notte. Sembrano gli uomini quelli più preoccupati. «Chiudete le porte dall'esterno, mi raccomando». Sono le parole di Cesare alle sue compagne di lavoro e di lotta. A quelle donne che hanno deciso di restare in fabbrica per salvare tutti i posti di lavoro. Per capire cosa succederà lunedì. «Abbiamo avuto paura, non potevamo permetterci di arrivare lunedì mattina e trovare il cancello della fabbrica chiuso». Intanto si è pensato a come affrontare la prima notte al freddo dentro la fabbrica. Poi a cosa portare da mangiare, con le operaie che hanno fatto la staffetta al negozio di generi alimentari. Ora c'è solo da arrivare a lunedì e vedere come andrà a finire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa