Il Tirreno

Grosseto

Dalla laguna all'inferno di Kabul

Francesca Gori
Dalla laguna all'inferno di Kabul

Tommaso Santo, volontario di Emergency, ieri sul luogo dell'attentato

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ORBETELLO. Lo scoppio lo ha sentito con le sue orecchie. Il rumore che fa un kamikaze che si lascia esplodere dentro un supermercato. Lo ha sentito perché era a pochi metri dal teatro dell'ultima strage di Kabul che è costata la vita ad almeno sei persone. Tommaso Santo, 29 anni di Orbetello, ieri era appena passato davanti al supermercato della catena Finest. Un kamikaze, pochi minuti prima aveva fatto esplodere una granata, poi ha aperto il fuoco. Alla fine quello scoppio, che le orecchie di chi lavora all'ospedale aperto da Emergency conosce bene. Lo scoppio di un uomo imbottito di tritolo che si è fatto esplodere uccidendo sei persone.  Tommaso stava passando davanti al supermercato con l'auto per andare a prendere una volontaria dell'associazione fondata da Teresa e Gino Strada quando ha sentito quel tonfo. «Un rumore che qua conosciamo bene - racconta il volontario - e che ci ha fatto capire subito quello che stava succedendo». È bastato poi tornare indietro, all'ospedale di Kabul, per vedere scorrere sotto gli occhi di medici e infermieri l'orrore dell'ennesimo attentato. I feriti che arrivavano lì, per le prime cure. «Da tempo la situazione a Kabul è migliorata molto - dice - ma siamo comunque sempre in un Paese in guerra». Quel supermercato è frequentato soprattutto da stranieri. «E ieri era festa a Kabul - spiega - perché il venerdì qua non si lavora e tante persone che erano libere avevano fatto un salto al supermercato». Scene di vita quotidiana, a Kabul. «Noi ci riforniamo in un altro supermercato - racconta Tommaso - dove vendono cibo italiano. E sinceramente, non abbiamo mai avuto problemi nonostante qua la situazione non sia certo cambiata negli ultimi mesi».  All'ospedale di Kabul, ieri, medici e infermieri hanno dovuto lavorare come ogni giorno. Sono volontari, tutti. Hanno deciso di lasciare le loro case per andare ad aiutare un popolo che aveva bisogno di loro. Tommaso è arrivato a Kabul ad ottobre. E in questi mesi ha imparato a conoscere gli afghani, a parlare con loro. Ha imparato anche qualche parola in dari. E ha visto con i suoi occhi un Paese bellissimo e straziato dalla guerra. «A Kabul la situazione è abbastanza sotto controllo - dice - ma nelle zone al confine del Paese la guerra c'è. E poi, ora che l'inverno sta finendo, la situazione rischia di complicarsi di nuovo». Il clima rigido non permette troppi spostamenti per i rifornimenti. Dalle montagne è più difficile scendere. Ma con la primavera, quando si sciolgono i ghiacci, i guerriglieri imbracciano le armi pronti per tornare di nuovo a combattere.

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