Il Tirreno

Grosseto

Crolla il fatturato, artigiani a pezzi

Enrico Pizzi
<b>ARTIGIANI. </b>La zona artigianale a Grosseto Nord
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ARTIGIANI. La zona artigianale a Grosseto Nord

Il rapporto Trend è impietoso: la crisi è pesante e non si vede la ripresa

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 GROSSETO. Dai 570 milioni di fatturato del 2005 ad una previsione, per il 2010, di un fatturato di appena 360 milioni di euro.  Basterebbe questo dato per offrire una fotografia efficace di come il 2010 sia stato un anno particolarmente difficile per l'artigianato maremmano: la crisi non solo non si è arrestata, ma ha raggiunto la sua maggiore intensità proprio nella prima parte dell'anno e anche se, nel secondo semestre, ci si attende un "rimbalzino", come lo ha definito Andrea Manuelli, estensore del rapporto Trend sulle tendenze dell'economia artigiana in Toscana, sarà solo un timido segnale che non significherà affatto - questa la lettura degli esperti - l'avvicinarsi della ripresa.  «Come settore artigiano - dice il direttore della Cna, Renzo Alessandri - siamo entrati nella crisi prima di altri territori ed è stata come una discesa continua, e adesso rischiamo di uscirne più tardi degli altri».  I dati analizzati dal rapporto Trend sono i dati contabili relativi al primo semestre 2010: con un fatturato complessivo di 159,8 milioni di euro l'artigianato grossetano perde l'11,1% rispetto al primo semestre del 2009, un anno in cui già si era toccato il punto più basso, annullando la ripresa che era stata registrata nel corso del 2008. Preoccupa la riduzione delle retribuzioni (-13,4%), più che proporzionale rispetto a quella del fatturato, segno di possibili tensioni in corso nel mercato del lavoro, un aspetto che nei semestri precedenti non era emerso, anzi, i dati mostravano chiaramente il tentativo di salvaguardare i livelli occupazionali.  Le contrazioni di fatturato più evidenti riguardano il settore delle costruzioni (-16,8%) che finisce per pesare sul dato complessivo in modo determinante, sia perché si tratta di un settore che traina dietro di se numerose attività collaterali e complementari, sia perché rappresenta, da solo, circa la metà del peso dell'artigianato della provincia di Grosseto. Il settore dei servizi perde, anch'esso, una quota di fatturato considerevole, quasi il 10% rispetto al primo semestre del 2009.  Il comparto che tiene di più, invece, con uno -0,4%, è il manifatturiero che rappresenta il 28,5% dell'intero fatturato artigiano in Maremma. Crolla di oltre il 30%, poi, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, la spesa per investimenti.  All'illustrazione di Manuelli è seguito l'intervento del prorettore dell'Università di Siena Lorenzo Zanni che ha posto un problema di fondo.  Ha chiesto, infatti, se «con questa struttura produttiva, così legata all'edilizia, che avrà un ruolo importante anche in futuro, ma non potrà avere i margini di crescita registrati in passato», la Grosseto del 2015-2020 potrà avere gli stessi margini di crescita che aveva avuto negli anni precedenti la crisi».  Per Zanni sono le vocazioni del territorio - agricoltura, ambiente, turismo - a dover sopperire e così ha rilanciato il tema della green economy, ma anche quello del ruolo dell'università.  In proposito ha anche potuto dare una buona notizia. «Rispetto ad altri territori come quello di Arezzo - ha detto - il polo di Grosseto avrà ancora alcune facoltà che vi interessano. Il punto è che non serve avere, qui un presidio didattico, se non c'è una ricaduta sul territorio e su questo fronte - ha aggiunto - abbiamo margini di miglioramento». L'esempio virtuoso che Zanni cita è quello dello spin off, nato dalla facoltà di archeologia proprio a Grosseto. «Gli archeologi hanno fatturato mezzo milione di euro il primo anno e un milione il secondo anno di attività».

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