La protesta
«Sono sopravvissuto a un volo di 18 metri Ora sogno un lavoro»
Federico Lazzotti
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CROLLO DELLA PIATTAFORMA Due immagini dell’incidente all’ospedale di Massa lo scorso 25 ottobre3 MINUTI DI LETTURA
«Dov'è la macchina che vola? Dai amore, dimmi dov'è quella macchina». Laurentiu Iorgu, 46 anni, l'ha domandato per giorni alla moglie dopo essersi risvegliato dal coma nel quale è rimasto per tre settimane, a lottare tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Siena. La «macchina che vola» è l'ultimo ricordo dell'operaio della Gesta srl prima del buio seguito allo schianto dopo una caduta di diciotto metri.
La sua memoria si è fermata a quell'attimo che è seguito al distacco del cestello dal traliccio del montacarichi a bordo del quale stava trasportando, con altri tre colleghi, un carico di infissi al quinto piano dell'ospedale Sant'Andrea di Massa Marittima. Da quel giorno, era il 25 ottobre dell'anno scorso, sono passati poco più di tre mesi. Lui e le indagini hanno fatto passi in avanti: per scoprire la verità gli investigatori, per tornare alla vita l'operaio. La relazione consegnata dagli inquirenti al pubblico ministero Alessandro Leopizzi prima di Natale parla di un «problema di saldatura tra il montacarichi e il motore». L'ultimo bollettino medico del policlinico Le Scotte è un inno alla speranza quando si legge che il paziente «non è più in pericolo di vita». «Da una settimana - dice oggi Laurentiu Iorgu da un letto dell'ospedale di Volterra dove sta svolgendo riabilitazione - ho ricominciato a mangiare da solo: frutta e purè. Ho anche iniziato a muovere la gamba sinistra che prima non sentivo più. Un mese fa sono riuscito a parlare di nuovo. Così, grazie a infermieri, medici e alla fede, riesco a vedere la luce. Lo so che non potrò più tornare a fare il muratore. Lo so che la mia vita non sarà più la stessa. Ma rivoglio una vita fuori dall'ospedale e un lavoro». Laurentiu Iorgu è arrivato in Italia da Bucarest tredici anni fa con una laurea in tasca dopo una carriera nell'esercito. «Ho girato un paio di città prima di arrivare a Massa Marittima - racconta - sono stato a Roma, ho lavorato in molte zone della Maremma. Poi ad aprile dell'anno scorso sono stato assunto dalla ditta che stava facendo i lavori all'ospedale di Massa». Il montacarichi C 20 costruito dalla Alimak Hek, crollato la mattina del 25 ottobre, è stato per sei mesi un leale compagno di lavoro. «Ci caricavamo qualsiasi cosa - ricorda l'operaio - ogni volta, però, facevamo la pesatura perché il materiale non superasse gli 800 chili. Quando vedevamo che la soglia si avvicinava, ad esempio con le mattonelle, noi operai azionavamo il cestello dal basso e poi salivano al quinto piano con l'ascensore interno all'ospedale perché avevamo paura che succedesse qualcosa. Eppure i controlli c'erano. Il macchinario veniva oliato spesso e due settimane prima dell'incidente era stato controllato». Laurentiu Iorgu nei prossimi giorni sarà ascoltato anche dagli investigatori che per il momento hanno già interrogato i tre colleghi dimessi dagli ospedali nei quali sono stati ricoverati all'indomani dello schianto. Al centro dell'inchiesta gli attimi che hanno preceduto il crollo. «Era un giornata normalissima - ricorda l'operaio - c'era un carico con degli infissi da trasportare. Il nostro capo ha detto a me e ad Adrian di aiutare i due ragazzi che li avevano portati. Ricordo che la piattaforma era mezza piena, non più di 600 chili di carico.
Andavamo su in modo normale, tranquilli. A un certo punto si è rotto tutto, ma non abbiamo sentito niente di strano, nessun rumore. Da qui in poi non ricordo nulla. Gli altri tre sono rimasti nel cestello. Io invece sono stato sbalzato fuori, volato giù per diciotto metri fuori dalla piattaforma. Mi sono fatto così tanto male perché ho sbattutto la testa a terra e mi sono fratturato il cranio». Ma di questo Laurentiu Iorgu non ricorda niente, a parte una macchina che vola.
La sua memoria si è fermata a quell'attimo che è seguito al distacco del cestello dal traliccio del montacarichi a bordo del quale stava trasportando, con altri tre colleghi, un carico di infissi al quinto piano dell'ospedale Sant'Andrea di Massa Marittima. Da quel giorno, era il 25 ottobre dell'anno scorso, sono passati poco più di tre mesi. Lui e le indagini hanno fatto passi in avanti: per scoprire la verità gli investigatori, per tornare alla vita l'operaio. La relazione consegnata dagli inquirenti al pubblico ministero Alessandro Leopizzi prima di Natale parla di un «problema di saldatura tra il montacarichi e il motore». L'ultimo bollettino medico del policlinico Le Scotte è un inno alla speranza quando si legge che il paziente «non è più in pericolo di vita». «Da una settimana - dice oggi Laurentiu Iorgu da un letto dell'ospedale di Volterra dove sta svolgendo riabilitazione - ho ricominciato a mangiare da solo: frutta e purè. Ho anche iniziato a muovere la gamba sinistra che prima non sentivo più. Un mese fa sono riuscito a parlare di nuovo. Così, grazie a infermieri, medici e alla fede, riesco a vedere la luce. Lo so che non potrò più tornare a fare il muratore. Lo so che la mia vita non sarà più la stessa. Ma rivoglio una vita fuori dall'ospedale e un lavoro». Laurentiu Iorgu è arrivato in Italia da Bucarest tredici anni fa con una laurea in tasca dopo una carriera nell'esercito. «Ho girato un paio di città prima di arrivare a Massa Marittima - racconta - sono stato a Roma, ho lavorato in molte zone della Maremma. Poi ad aprile dell'anno scorso sono stato assunto dalla ditta che stava facendo i lavori all'ospedale di Massa». Il montacarichi C 20 costruito dalla Alimak Hek, crollato la mattina del 25 ottobre, è stato per sei mesi un leale compagno di lavoro. «Ci caricavamo qualsiasi cosa - ricorda l'operaio - ogni volta, però, facevamo la pesatura perché il materiale non superasse gli 800 chili. Quando vedevamo che la soglia si avvicinava, ad esempio con le mattonelle, noi operai azionavamo il cestello dal basso e poi salivano al quinto piano con l'ascensore interno all'ospedale perché avevamo paura che succedesse qualcosa. Eppure i controlli c'erano. Il macchinario veniva oliato spesso e due settimane prima dell'incidente era stato controllato». Laurentiu Iorgu nei prossimi giorni sarà ascoltato anche dagli investigatori che per il momento hanno già interrogato i tre colleghi dimessi dagli ospedali nei quali sono stati ricoverati all'indomani dello schianto. Al centro dell'inchiesta gli attimi che hanno preceduto il crollo. «Era un giornata normalissima - ricorda l'operaio - c'era un carico con degli infissi da trasportare. Il nostro capo ha detto a me e ad Adrian di aiutare i due ragazzi che li avevano portati. Ricordo che la piattaforma era mezza piena, non più di 600 chili di carico.
Andavamo su in modo normale, tranquilli. A un certo punto si è rotto tutto, ma non abbiamo sentito niente di strano, nessun rumore. Da qui in poi non ricordo nulla. Gli altri tre sono rimasti nel cestello. Io invece sono stato sbalzato fuori, volato giù per diciotto metri fuori dalla piattaforma. Mi sono fatto così tanto male perché ho sbattutto la testa a terra e mi sono fratturato il cranio». Ma di questo Laurentiu Iorgu non ricorda niente, a parte una macchina che vola.
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