Il Tirreno

Grosseto

Incinta e sfrattata due volte

Fra.Go.
<b>IL MARITO</b> Mohamed al dormitorio del Cottolengo
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IL MARITO Mohamed al dormitorio del Cottolengo

L'odissea della donna che non può tornare a Tunisi A fine mese dovrà lasciare anche il letto al Santa Elisabetta

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 GROSSETO.  Kaouthar, la donna tunisina che ha perso la casa insieme al marito e che ora è incinta di 8 mesi, a fine mese dovrà lasciare la sua stanza al Santa Elisabetta. La donna, 28 anni e all'ottavo mese di gravidanza dovrà trovare un'altra soluzione. In un periodo nel quale soluzioni sembrano non esserci. E anche suo marito, Mohamed Ben Khalifa Fetoui, non potrà restare a lungo al dormitorio del Cottolengo, dove ha trovato un tetto sotto il quale dormire.  La coppia tunisina, 36 anni lui, 28 lei, un figlio di 3 e una bambina in arrivo, non sa dove andare. La soluzione proposta alla giovane madre è quella di trasferirsi con il figlio in una struttura a Viterbo. «Ma così - dice Mohamed - ci separano. Non ho un lavoro e non posso nemmeno fare il pieno all'auto per andare a trovare mia moglie e mio figlio. Vorrei che almeno potesse partorire a Grosseto». La famiglia tunisina vive in città da dieci anni. Ma quando Mohamed ha perso il lavoro e la casa, è tornato con la moglie incinta e il figlio in Tunisia.  «Sono cominciati i disordini quando eravamo là - racconta - abbiamo deciso di tornare in Italia. Non voglio che mia figlia nasca in un paese in guerra». Stretti tra le crisi di due Paesi. Quella italiana, economica, che non dà alla famiglia un futuro. Quella tunisina, politica, che non dà garanzie sul rientro di Mohamed, Kaouthar e Adam, con la bimba che nascerà tra poco, nel loro paese d'origine.  «Sono tre settimane che viviamo separati - dice ancora Mohamed - ma se questo serviva a garantire la salute di mia moglie e mia figlia poteva andare bene. Abitiamo da anni a Grosseto, conosciamo la città. Ma Viterbo non è una soluzione accettabile. Io sto cercando lavoro e forse con la bella stagione potrò tornare a darmi da fare nei ristoranti. L'importante sarebbe poter passare questo periodo».  Far nascere in Italia la loro bambina e continuare a cercare un lavoro. «Vorrei parlare con il sindaco - dice - che ancora non ci ha ricevuti. Lo sappiamo che sono tante le coppie nelle nostre condizioni, ma abbiamo bisogno di aiuto».

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