Il Tirreno

Grosseto

Ha "parlato" un ex dipendente

<b>INDAGINE.</b> I carabinieri al cimitero di Sterpeto
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INDAGINE. I carabinieri al cimitero di Sterpeto

Bare bruciate, per la San Lorenzo nessun indagato

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 GROSSETO. Sarebbe un ex dipendete della San Lorenzo Servizi la gola profonda che ha innescato l'indagine "bare in fumo", l'inchiesta dei carabinieri del Noe che stanno indagando sulle presunte irregolarità della società a partecipazione pubblica durante lo smaltimento delle casse da morto all'interno del cimitero di Sterpeto.  Il racconto dell'ex dipendete, che ha presentato un esposto alla fine dell'estate scorsa, rigurda un lasso di tempo che si concluderebbe nel 2009, anno in cui il suo rapporto con l'Srl è cessato.  Nell'esposto si fa riferimeto a diversi episodi in cui i dipendenti avrebbero bruciato i resti delle casse da morto per poi disperderli nella zona che di lì a poco sarebbe diventata cantierabile per la costruzione di centinaia di loculi e che adesso è stata sequestrata.  È da questa seganalzione che nell'ottobre scorso è iniziata l'indagine del Noe. Così dal giorno della consegna della denuncia in Procura sono state già tre le visite degli investigatori. La prima, nel mese di ottobre, è stata una sorta di sopralluogo, la seconda, la mattina del 3 gennaio, i militari sono invece arrivati con il decreto di sequestro. Il 19 gennaio, infine, al cimitero di Sterpeto sono arrivate le ruspe e i tecnici dell'Arpat per un campionamento del terreno. Militari ed esperti hanno prelevato diversi campioni all'interno delle due zone sequestrate.  Spiega il comandate del reparto del Noe Florindo Rosa: «Sono stati trovati elementi di provas sufficienti». L'ultima parola, adesso, spetterà al laboratorio dell'Arpat che dovrà verificare se all'interno del cantiere magari nascosti in mezzo alla terra mossa, saranno ritrovati residui di legno bruciato. Questo - secondo i carabinieri - dimostrerebbe l'irregolarità nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. Saranno questi esami - i cui tempi è difficile stabilire - a mettere un punto sull'inchiesta. Perché se dalle analisi dovessero spuntare tracce di percolato mischiate con la terra, vorrà dire che molto probabilmente nel cantiere è stata sparsa cenere proveniente da casse da morto. Intanto sia l'amministratore delegato della San Lorenzo Servizi che il direttore smentiscono la loro iscrizione nel registro degli indagati. (f.l.)

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