Il Tirreno

Grosseto

Arriva la tassa di soggiorno L'allarme degli albergatori «Un balzello che ci penalizzerà»

Gabriele Baldanzi
<b>PRESIDENTE </b>Emanuela Fontana Antonelli
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PRESIDENTE Emanuela Fontana Antonelli

Per l'associazione «si ridurrà la competitività del settore» Monica Faenzi è cauta: «Per Castiglione dovrei pensarci bene»

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 GROSSETO. Emanuela Fontana Antonelli, presidente dell'associazione albergatori e operatori del turismo della provincia di Grosseto, ha lanciato ieri un grido d'allarme. Forte e chiaro. Rivolto ai parlamentari locali. Si tratta della tassa di soggiorno.  «Gli albergatori - attacca- sono molto preoccupati per il decreto legislativo in materia di federalismo municipale che prevede per i Comuni capoluogo di istituire un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive del territorio, da applicare secondo criteri di gradualità in proporzione alla loro classificazione (da 0,5 a 5 euro per notte di soggiorno)».  Il Governo, nel pacchetto Calderoli, ha previsto che questo gettito sia poi destinato a finanziare interventi in materia di turismo. Per Federalberghi in realtà è semplicemente «una nuova tassa su chi viaggia e pernotta fuori casa non solo per vacanza, ma anche per lavoro o per motivi di salute». «Un balzello di natura medioevale a carico della sola utenza alberghiera», lo definisce la Fontana Antonelli nella sua durissima lettera aperta rivolto ai parlamentari maremmani.  «Gli associati - prosegue - prevedono che questa imposta, se applicata, comporterà certamente una ulteriore riduzione sensibile della competitività del settore alberghiero a favore soprattutto del ricettivo abusivo, mai contrastato in modo significativo dagli organi di controllo e vigilanza. Per questo, visto che la Commissione Bicamerale dovrà esprimersi domani 28 gennaio, abbiamo deciso di interpellare la politica affinché presenti parere negativo in sede di Commissione».  Peccato, però, che né Luca Sani (Pd) né Monica Faenzi (Pdl) potranno votare o emendare il provvedimento. Li abbiamo sentiti, ieri, al telefono, mentre presenziavano ai lavori della Camera, girando loro le considerazioni del presidente provinciale di Federalberghi. «È la solita misura parziale del Governo, il palliativo. Si aiuta un malato grave offrendogli, al posto delle medicine, il servizio di pedicure - è il primo commento di Luca Sani (viene da famiglia di albergatori), a questo provvedimento di federalismo fiscale».  «Non vi è dubbio - aggiunge - che in alcune città, penso a Firenze, Venezia o Roma, forme alternative di finanziamento per coprire e migliorare i servizi turistici debbano essere individuate in virtù di quel lavoro supplementare, straordinario, che deriva da un numero pesante di ospiti, di visitatori mordi e fuggi, di presenze, ma questa non mi pare la strada giusta, anzi... La Fontana Antonelli ha ragione. Piuttosto, se si vuole aumentare la competitività, si riduca ai titolari di strutture ricettive l'aliquota Iva del 10% che ricade su chi soggiorna in Italia ed è superiore a tutti gli altri paesi europei».  Monica Faenzi è cauta. «Se nel mio Comune, Castiglione della Pescaia, fossi nella condizione di scegliere se applicarla o no, dovrei pensarci bene... L'imposta di soggiorno nasce come tassa di scopo e può indubbiamente essere utile in alcune grandi città. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo. Ho saputo dell'intervento-appello del presidente grossetano di Federalberghi ma purtroppo in questa fase il testo del provvedimento non è modificabile. Ovviamente i Comuni capoluogo, con proprio regolamento, in conformità a quanto stabilito nel Dpr avranno facoltà di disporre le modalità applicative del tributo e in quella fase di concertazione ritengo che debbano essere avanzate le istanze e le proposte degli albergatori».

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di Redazione web