Sicurezza
«Mi ha violentata», ma non è vero
Pierluigi Sposato
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PM Giuseppe Coniglio Aveva calunniato il suo ex fidanzato dopo essere rimasta incinta
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GROSSETO. Si erano conosciuti sulla rete, mediante "meetic.it". Si erano frequentati. Avevano fatto vacanze insieme. Lui avrebbe voluto di più. Lei no. Ma era rimasta incinta. Lei lo aveva denunciato per violenza sessuale. Ma non era vero. Per lui archiviazione. Per lei, di conseguenza, un'accusa di calunnia. Adesso punita con 1 anno e 8 mesi (pena patteggiata e sospesa). È finita in Tribunale una tormentata relazione sentimentale che ha visto protagonisti, nell'estate 2008, una donna straniera oggi 41enne residente a Grosseto e un fiorentino di due anni più grande. Era finita formalmente il 16 luglio di quell'anno, pochi mesi dopo che i due si erano contattati mediante "meetic.it", dopo dei fine settimana romantici trascorsi insieme in alberghi di Perugia, Lago di Garda e Venezia, dopo che lei - che aveva già due figli ed era uscita da una storia problematica - aveva iniziato a non rispondere più ai suoi messaggi e alle sue telefonate perché non si sentiva pronta a una storia impegnativa e tantomeno alla convivenza prospettata dall'uomo. Quella sera, secondo la denuncia presentata dalla donna alla squadra mobile, l'uomo l'avrebbe violentata nella abitazione di lei, in città, dove l'aveva raggiunta: «Tu non sei fatto per me», avrebbe detto la donna di fronte alle insistenze dell'uomo che in quella storia credeva seriamente. Lui non si sarebbe rassegnato e l'avrebbe implorata: «Non lasciarmi». Poi all'1 di notte, lei lo avrebbe invitato ad andarsene. Ma lui non solo si sarebbe rifiutato ma l'avrebbe bloccata e spogliata in camera da letto. Poi era svenuta. La donna aveva raccontato di essersi svegliata alle 3 del mattino, avvertendo dolore e bruciore alle parti intime. Intorno alle 7, lui se ne era andato. La sera, la donna aveva ricevuto un mazzo di fiori accompagnato da un biglietto: «Ti chiedo perdono. E se puoi perdonami», non firmato e privo di mittente. Il 29 luglio, dopo aver comprato uno stick in farmacia, la donna comprese di essere rimasta incinta, uno stato confermato due giorni dopo dagli esami di laboratorio. Il 19 agosto, in ospedale, le venne diagnosticato uno stato di gravidanza di 5-6 settimane. Alla polizia, la donna aveva poi raccontato di aver avuto rapporti sessuali solo con quell'uomo. Che però, da lei contattato, non avrebbe avuto alcuna intenzione di riconoscere la sua paternità: «E non chiamarmi più», le avrebbe risposto. A fine agosto, il 30 per la precisione, la donna si era presentata in Questura per sporgere querela per violenza sessuale, per quel rapporto a suo dire non voluto consumato nella sua abitazione un mese e mezzo prima. La polizia aveva iniziato le indagini, ascoltando anche l'amico che aveva accompagnato la donna in Questura e che aveva riferito di alcuni litigi cui aveva indirettamente assistito. Poi gli agenti avevano capito che la violenza sessuale non esisteva. La Procura aveva chiesto e ottenuto l'archiviazione nei confronti dell'uomo e automaticamente era stato aperto un procedimento penale per calunnia nei confronti della donna. Questo è finito davanti al giudice Marco Mezzaluna, che ha accolto il patteggiamento concordato tra il difensore Riccardo Lottini e il pm Giuseppe Coniglio.
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