Il Tirreno

Grosseto

I lavoratori bocciano il piano Gpa

Francesca Gori
<b>SALA GREMITA.</b> Di vestaglie azzurre all&#146;incontro di ieri
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SALA GREMITA. Di vestaglie azzurre all’incontro di ieri

Assemblea infuocata: «Vogliono il capannone per farci un negozio»

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 GROSSETO. «Alla Mabro stanno facendo il gioco delle tre carte». Non ha usato mezzi termini Nadia Perino, rappresentante delle vestaglie azzurre, ieri all'incontro organizzato da Rifondazione e Comunisti italiani alla Sala Pegaso della Provincia. Con queste parole, i lavoratori bollano l'operazione di salvataggio dell'azienda per non far fallire Royal Tuscany. «Quel fallimento - dicono le lavoratrici - avrebbe provocato uno tsunami alla Regione, con Fidi Toscana nel mezzo alla partita. Ma è stata la peggiore scelta per i lavoratori». Non solo. Anche il piano di Gpa, «quello che sembra il più gettonato», ieri ha ricevuto l'ennesima bocciatura. «L'idea che ci siamo fatti a leggere quella bozza di piano dicono le lavoratrici - è che il personale resterà fermo a quello previsto per la prima fase, sessantotto-settanta persone. E l'acquisto del capannone può essere spiegato con la trasformazione di parte dell'immobile in un negozio per la vendita dell'abbigliamento prodotto da Gpa. Non ci sarebbe bisogno nemmeno di cambiare la destinazione d'uso».  Le vestaglie azzurre sono preoccupate. Perché nessuno, comunque, ha dato loro garanzie sul fatto che davvero si attuerà la terza fase del piano industriale della Gpa, che riguarda il reintegro dei dipendenti fino a quota 176. «Su questo non abbiamo intenzione di trattare - dicono - il livello occupazionale deve essere garantito». Nella Sala Pegaso, le vestaglie azzurre non hanno fatto sconti a nessuno. Nemmeno alla Cgil, presente all'incontro con il segretario Lorenzo Centenari in fondo alla stanza e Gian Piero Ciambotti della segreteria nazionale Filctem al tavolo degli ospiti. «Quello che è successo oggi - ha tuonato Rosina Filippini - lo avevamo già detto due anni fa quando i sindacati hanno firmato l'accordo per tagliare il nostro premio di produzione. Una scelta che non abbiamo condiviso, come quelle fatte fino ad oggi».

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