Il Tirreno

Grosseto

«Talamone rischia di diventare una frazione fantasma»

Gabriele Carotti

Il segretario del Pd Cagnacci chiede la realizzazione di case per le giovani coppie

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 ORBETELLO. Ancora polemiche sulla frazione di Talamone.  Una frazione che in inverno rischia di spopolarsi e di diventare quasi un paese fantasma. Senza più abitanti disposti a trascorrere qui l'inverno, senza case per le giovani coppie e per le famiglie. L'altra faccia della medaglia di quello che invece accade in estate quando arrivano i turisti. Lo sostiene il Pd con il suo segretario Antonio Cagnacci. «Il paese di Talamone non può vivere di seconde case - dice Cagnacci - serve una politica che incentivi la prima casa, agevolando le coppie giovani ed i residenti nel Comune». Antonio Cagnacci, segretario della sezione del Partito Democratico di Talamone, pone alcune questioni sulla frazione di Talamone. Una frazione che, soprattutto in inverno, deve affrontare tantissimi problemi.  «L'amministrazione comunale ha dimostrato per Talamone anche nell'ultimo Regolamento urbanistico una scarsa sensibilità alla politica della prima casa - spiega il segretario del Partito democratico - Cosa questa che è avvenuta negli ultimi quindici anni ed anche prima. Nessuno più investe nel paese a livello commerciale per il fenomeno dell'emigrazione verso altre frazioni».  Per far si che questo fenomeno si inverta, l'esponente del Pd sostiene: «Deve essere valorizzato l'esistente, favorendo perché no, anche in fase sperimentale per l'utilizzo delle energie alternative sui tetti, usufruendo di incentivi anche addirittura a livello europeo - dice ancora - facendo sì che il cittadino possa avvicinarsi a Talamone incoraggiato da una politica abitativa e non, praticamente ad impatto zero ed a spasso con i tempi».  Cagnacci sostiene ancora che va fatta una politica abitativa agevolata, nella fattispecie studiando politiche fiscali che carichino meno sul cittadino.  Cagnacci pone poi la questione della valorizzazione del territorio, proponendo: «Intanto la salvaguardia ambientale che è la prima cosa. Poi valorizzazione dei prodotti locali, possibilmente di agricoltura integrata o biologica, una riforma vera dell'agricoltura ed una politica turistica concordata nel tempo con le varie realtà esistenti nel territorio».  Infine parlando di infrastrutture dichiara ancora Cagnacci: «Secondo me se proprio queste infrastrutture si rendono necessarie, che siano almeno fatte con il consenso del territorio e dei suoi cittadini valutando tutte le problematiche alle quali possono andare in contro. Ribadendo ancora che le infrastrutture hanno senso si valorizza il territorio in tutti i suoi aspetti e se si ascolta i cittadini sia sotto il profilo sociale che economico».

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