Il Tirreno

Grosseto

Appello di un gruppo di donne delle istituzioni

«Ora basta bunga-bunga riprendiamoci la dignità»

<b>CONSIGLIERE.</b> Ulrica Fatarella
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CONSIGLIERE. Ulrica Fatarella

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 GROSSETO. Basta "bunga bunga". L'appello è firmato da alcune donne delle istituzioni grossetane. La firma è degli assessori Cinzia Tacconi, Tiziana Tenuzzo e Patrizia Siveri, della presidente della commissione provinciale pari opportunità Reana de Simone, delle consigliere provinciali Giovanna Longo, Ulrica Fatarella, Sabrina Gaglianone, Patrizia Martini, Anna Maria Carbone e Laura Cutini, dei sindaci di Follonica Eleonora Baldi e di Massa Marittima Lidia Bai, del vicesindaco di Magliano Eva Bonini. E poi degli assessori a Castel del Piano, Romelia Pitardi e Cinzia Pieraccini e di Franca Pennatini, presidente commissione pari opportunità dell'Amiata.  «Come donne impegnate nelle istituzioni siamo deluse, amareggiate e arrabbiate con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi per le sue continue affermazioni pubbliche e i suoi comportamenti che offendono la dignità della donna. Il brutto pasticcio del bunga bunga, e il tam tam mediatico che ha generato rischiano di mandare in fumo anni e anni di lavoro e di conquiste. Le tante firme sotto l'appello di Concita De Gregorio, gli apprezzamenti per la lettera di Giulia Bongiorno a Repubblica, vanno al di là del credo politico e della divisione tra destra e sinistra, e dimostrano come quando in gioco ci sono il rispetto per la persona e la dignità umana, ci sia una condivisione trasversale. Che messaggio politico e culturale sta dando il presidente del consiglio? Che per realizzare le loro aspirazioni le donne devono compiacere il maschio, essere belle, anzi bellissime, meglio se giovani e accondiscendenti. Non importa che siano preparate. Di fronte a questa immagine avvilente ricordiamo le battaglie femministe dagli anni '70 in poi, la fatica per iniziare a parlare di parità di genere, per convincere gli uomini, e soprattutto le donne italiane, del loro valore in quanto persone. Vogliamo ricordare il riconoscimento dello stupro come reato contro la persona e non contro la morale, e la recente legge sullo stalking che porta il nome del ministro Carfagna. Ci poniamo poi il problema di come raggiungere le donne immigrate, spesso succubi di culture arretrate dal punto di vista delle pari opportunità, vorremmo riuscire a farle emancipare. E nonostante tutto, ancora oggi, le donne in Italia sono pagate meno degli uomini, in poche fanno carriera e spesso sono obbligate a scegliere se diventare madri o continuare a lavorare».  «Berlusconi è un signore anziano, malato, come dichiarò la moglie, che trasmette tuttavia un pericoloso messaggio mediatico. Non vogliamo continuare a sopportarlo e accettare che decreti il destino di tutto il Paese, soprattutto di noi donne! Abbiamo bisogno di uscire dalla crisi che attanaglia le famiglie, di un Governo che combatta seriamente l'evasione fiscale e rispetti tutti gli uomini e le donne che pagano le tasse, spesso con un'occupazione precaria e stipendi bassi. Queste persone che corrono dalla mattina alla sera per sopravvivere non hanno tempo per il bunga bunga, e francamente si irritano anche solo a leggerlo sul giornale. È davvero l'ora di dire basta e tornare a dare valore ai comportamenti di tante giovani che non si lasciano affascinare da facili guadagni, ma continuano a lottare per affermarsi per competenza e capacità. Solo così si potrà riacquistare credibilità come Paese».

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