Il Tirreno

Grosseto

In fabbrica ma senza lavorare

Francesca Gori
<b>L&#146;ASSEMBLEA.</b> Ieri mattina i lavoratori si sono trovati in sala mensa
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L’ASSEMBLEA. Ieri mattina i lavoratori si sono trovati in sala mensa

Il liquidatore tratta sul numero dei dipendenti, la sfida è arrivare a cento subito

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 GROSSETO. Due piani industriali che piacciono poco. Un'altra assemblea in fabbrica per fare il punto sul calendario dei prossimi giorni. Un calendario che non parla di produzione. «Oggi siete 250 ma non avete un posto di lavoro perché il lavoro non c'è».  Da oggi, nella grande azienda di abbigliamento alle porte di Grosseto, le vestaglie azzurre cercheranno di andare avanti tessendo una specie di tela di Penelope. Pochi i capi della collezione griffata Louis Vuitton ancora da finire, pochissime le modifiche da fare al campionario. Le pezze, per arrivare a venerdì non ci sarebbero nemmeno. I lavoratori della Mabro cercheranno di farsele bastare, per tenere aperta l'azienda almeno quattro ore.  Ieri mattina all'assemblea dei lavoratori ha fatto una capatina anche il sindaco Emilio Bonifazi. Ha garantito di nuovo il lavoro delle istituzioni per attivare tutti gli ammortizzatori sociali che serviranno a far passare questo momento.  Un momento che è scandito da appuntamenti inderogabili. La presentazione del concordato preventivo, prevista lunedì mattina. Prima della fine della settimana, la scelta dell'imprenditore che dovrà disegnare il futuro dell'azienda. Resta il testa a testa tra la Gpa di Arezzo e la pratese Marcolana. E intanto, con la retrocessione dell'azienda, 224 dipendenti rientreranno in Abbigliamento Grosseto, 26 invece, resteranno in Royal Tuscany. E il primo nodo al pettine di questa lunga ed estenuante vertenza riguarda proprio il trattamento da riservare ai dipendenti. «Sono tutti uguali - rassicura il liquidatore - dobbiamo trovare garanzie e tutele per tutti».  Certo è che i due piani industriali, seppur diversi per le modalità di acquisizione dell'ex Mabro (Gpa vorrebbe rilevare Abbigliamento Grosseto dal fallimento, Barontini invece è intenzionato ad acquistare l'azienda di Favilli, Benassi e Bosco) sono quasi identici per i numeri. Una settantina di persone, che Marco Milanesio sta cercando di far salire, a 100 almeno. Una trattativa serrata con entrambi i gruppi. Un testa a testa che servirà a dare maggiori garanzie a chi resterà in azienda.  Nell'rsu resta fermo un punto. «Non sceglieremo noi l'imprenditore che rileverà l'azienda - dice Nadia Perino, Cgil - perché questa scelta non ci compete». E non sceglieranno nemmeno i primi sessantotto-cento fortunati che non lasceranno il loro posto di lavoro.  Prima di fine mese arriverà anche una parte dello stipendio di dicembre. E c'è già una commerciale di Milano che ha firmato un contratto con l'azienda per far cucire alle vestaglie azzurre 1.500 capi. Una commessa che però non riguarda l'oggi, ma il domani. Di realizzare quei 1.500 abiti ci si penserà dal primo marzo in poi.  Quello che c'è da fare ora è stringere i tempi per scegliere l'imprenditore e soprattutto attivare gli ammortizzatori sociali necessari per superare la fase del concordato. Poi ci sarà da stringere i denti e sopportare i tagli al personale. Che comunque non saranno leggerissimi. «I due piani industriali - dice Fabio Della Spora, segretario provinciale dei tessili Cisl - non sono bellissimi. Ma ora come ora non abbiamo altro in mano». La partita che si è cominciato a giocare qualche mese fa sta per concludersi. Con la vittoria di un gruppo o dell'altro e con la sconfitta di chi resterà fuori.  

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