Il Tirreno

Grosseto

Gli eredi di Giuseppe tra religione e storia

<b>IL PRANZO </b>Il sodalizio dei falegnami a tavola per ricordare la nascita dell&#146; associazione
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IL PRANZO Il sodalizio dei falegnami a tavola per ricordare la nascita dell’ associazione

Dopo 206 anni prosegue la celebrazione per le nozze con Maria

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 CASTEL DEL PIANO. Domenica si è rinnovata, a Castel del Piano, la tradizionale Festa dei Falegnami, una manifestazione antichissima nata nel 1805, da quando la "società dei falegnami", sodalizio spontaneo sulla scia della devozione religiosa popolare, iniziò l'attività. Una rarità che una tradizione così datata venga rinnovata e mantenuta per 206 anni, tanto che questo sodalizio, tra i primi nati sull'Amiata, è l'unico a rimasto attivo.  Forse ugualmente antica era la società dei calzolai, che festeggiava San Crispino, il 25 ottobre, ma la tradizione si perde ai primi anni del 1900.  La festa dei falegnami si svolge nel giorno delle nozze di Maria Vergine con Giuseppe, di mestiere falegname, circostanza, questa, che onora la categoria. Una categoria numerosissima, quella dei "legnaioli", a Casteldelpiano, perchè in passato (la globalizzazione era sconosciuta) quasi tutto ciò che serviva si ricavava dalle materie prime, primo fra tutti il legno. Mobili, arredi, suppellettili, attrezzi per l'agricoltura e mezzi di trasporto alimentavano le fiorenti attività di falegnami, carrai, boscaioli e mobilieri.  La "società'" aveva una spiccata connotazione religiosa ma in concreto aveva finalità mutualistiche: scambio di opere, sostegno in caso di bisogno o impedimento. Un mutuo soccorso assai utile in epoche dove le pensioni erano di là da venire.  La manifestazione piu' rappresentativa del sodalizio aveva luogo il 23 gennaio, quando Giuseppe e Maria - come ricorda l'opera di Francesco Nasini datata 1600 racconta lo sposalizo della Vergine, esposta nella piccola chiesa di San Giuseppe nel corso di Casteldelpiano, si unirono in matrimonio. E di questo matrimonio sacro che i falegnami riconoscono come il centro della loro festa, è da tempo immemorabile il biscotto salato intrecciato (l'intreccio è, appunto, il simbolo di unione ed amore tra i coniugi) che viene benedetto dal sacerdote la mattina del 23 e poi distribuito a tutti.  Una preziosa testimonianza dell'attività secolare della società dei falegnami si trova nella fabbricazione, tutta manuale, del pregevole paliotto rivestiva la parte anteriore dell'altare di San Giuseppe. Singolare che dal 1805 la tradizione si ripeta, nonostante le profonde modificazioni intervenute sia nei costumi sociali che nelle attività produttive. Una sorta di orgoglio di categoria porta i falegnami a incontrarsi il 23 gennaio, recarsi a messa, fare convivio in un ristorante della zona insieme ai colleghi dei comuni vicini ed alle autorità civili e religiose, rinfrancare lo spirito di gruppo. D'altro canto le attività di lavorazione del legno sono, sull'Amiata, ancora fiorenti se solo si pensa a falegnamerie e mobilifici. Ma spesso, accanto alle vere e proprie aziende del legno che utilizzano la necessaria innovazione tecnologica, resiste e rimane una perizia artigiana. I partecipanti alla festa, quest'anno sono stati circa 35 falegnami e gli organizzatori dell'evento (i cosiddetti "festaioli") sono, a turno, tre falegnami. Quest'anno è toccato a Riccardo Monaci, Silvio Marchini e Giuliano Terzuoli, coadiuvati, come al solito, da Rosildo Seri diventato, in virtu' del suo attaccamento alla festa, una specie di "custode della tradizione". Festaioli del prossimo anno: Rosildo Seri, Claudio Mangiavacchi e Domi Saccardi. La Messa è stata celebrata da Don Raimondo Pellegrini, un prete ad hoc, anche lui appartenente a una generazione di falegnami. (f.b.)

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